Pierfrancesco Diliberto “Pif”

Lettera aperta di Andrea Bidinost a Pierfrancesco Diliberto “Pif”
“Un'ingiustizia tutta italiana”

giovedì 13 giugno 2019,

Ciao Pif.
Mi chiamo Andrea, ho 28 anni e sono un insegnante di informatica di una scuola pubblica superiore di Udine.
La mia scuola si chiama Bearzi e…beh, dovresti vederla! Per me e per molti ragazzi è come una piccola casa nella quale si entra alle 8 alla mattina ed in cui si fa Scuola, si condividono impegno, passione, gioie e fatiche.
Io ho la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo e sono ancora più fortunato di poterlo fare in questa struttura.
Purtroppo però agli occhi dello Stato italiano questa scuola ha un difetto enorme: è una scuola paritaria.
Pubblica, non privata, ma paritaria (e non statale). Questo significa che per il Ministero dell’Istruzione offriamo un servizio equivalente in tutti gli aspetti alla scuola statale (mentre ad esempio una scuola privata non può rilasciare alcun titolo di studio) ma la gestione della scuola è affidata ad un ente esterno (i salesiani in questo caso).
La Costituzione sancisce la piena libertà delle famiglie nella scelta del percorso educativo per i propri figli: tra una scuola paritaria ed una statale non ci dovrebbe essere alcun criterio di scelta se non la qualità.
Tuttavia la scelta non è così libera, ma deve fare anche i conti con il costo economico: la scuola paritaria è costretta a chiedere una retta alle famiglie per poter sostenere i costi di un anno scolastico.
Questo limita la libertà di scelta di una famiglia: tutti possono scegliere le scuole statali, qualcuno può scegliere anche le scuole paritarie.
Anche l'Europa riconosce che l'Italia da questo punto di vista non garantisce un libero accesso all'istruzione.
C’è una seconda ingiustizia in questo sistema: una famiglia paga la retta alla scuola paritaria ma poi paga anche le tasse per finanziare la scuola statale. Cioè paga due volte per l’istruzione del proprio figlio. Anche questo limita la libertà di scelta.
La terza enorme ingiustizia è che lo Stato non ha mai versato nessun contributo per la scuola paritaria. Ogni finanziamento, ogni incentivo è stato riversato negli anni solo nella scuola statale. Ti faccio due esempi emblematici.
Lo stato prevede che un allievo di una scuola statale costi tra i 6.000 ed i 10.000 euro all’anno: questa è la base su cui viene calcolato il finanziamento che ogni anno viene erogato alle scuole statali.
La scuola paritaria chiede per ogni allievo dai 3.000 ai 4.000 euro all’anno: perché questo divario? Perché se anche questa è una scuola pubblica, il finanziamento è zero? E soprattutto…perché da quando esistono le scuole paritarie, nessun partito al governo ha cambiato questo atteggiamento?
Ultimo esempio: da qualche anno è in vigore il “bonus docente”, un contributo di 500 euro versato ad ogni insegnante per la propria formazione. Ovviamente insegnanti della scuola statale. Per i miei colleghi della paritaria questo bonus non esiste. La nostra esperienza e professionalità valgono davvero così poco?
Concludo con questa nota spiacevole: gli insegnanti di una scuola paritaria non ricevono uno stipendio equo e congruo al loro lavoro (che per contratto va oltre l’insegnamento). Quando un insegnante si vede bandire un concorso, un PAS, un TFA che gli conceda l’abilitazione e (forse) il ruolo nella scuola statale, al 90% sceglie di abbandonare (molte volte a malincuore) il servizio nella paritaria per entrare in un sistema in cui si sente più tutelato e degnamente retribuito. Questo costringe la scuola paritaria ad avere un elevato tourn-over dei docenti, a discapito della stabilità nella didattica e nei rapporti di cui i ragazzi hanno enorme bisogno.
Alcuni accusano la scuola paritaria di essere un “diplomificio”: per quanto mi riguarda, basta parlare con le aziende che assumono i nostri ragazzi dopo la maturità per capire la professionalità e la maturità che acquisiscono durante il percorso scolastico, grazie al patto educativo stabilito tra scuola e famiglia.
Tre anni fa non conoscevo questa differenza tra scuola statale e paritaria: pensavo che la seconda fosse una scuola privata, una scuola solo per i ricchi. Oggi capisco che tante scelte che la scuola paritaria si trova a compiere sono dettate da una situazione di profonde ingiustizie subite. Oggi, amareggiato ma innamorato del mio lavoro, ti scrivo queste righe e ti invito a Udine per conoscere la nostra scuola, le nostre storie e a dare voce ad una realtà italiana che viene costantemente ostacolata.

Ti ringrazio per la lettura e ti aspetto,
Andrea

Autore: Andrea Bidinost

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