Walter Veltroni

Lettera aperta di Roberta Raggioli a Walter Veltroni
“L’identità dei diritti in difesa della democrazia ”

giovedì 13 giugno 2019,

Buongiorno Walter Veltroni,
sarò diretta chiedendole di tornare alla politica attiva nel PD, perchè manca una figura d'intellettuale di riferimento del suo spessore. Son d'accordo con lei sul fatto che viviamo un momento di vera e propria crisi identitaria in quanto cittadini. Come l’ultimo uomo di una società nella quale, finora, pace e prosperità sono state garantite, andiamo esclusivamente alla ricerca di una soddisfazione consumistica, che però non può rispondere al vero e profondo bisogno umano di riconoscimento di dignità, quello che F. Fukuyama chiama "isotimia", in controcorrente alla "megalotimia" imperante, di chi ambisce al riconoscimento della propria superiorità nel ristretto dei gruppi nazionali, etnici, razziali, religiosi o di genere, che in casi estremi porta alla nascita della figura del “dittatore” il cui unico fine è trastullarsi con il mondo. E qui entra in gioco la politica, quella dei rigurgiti populistici nazionalistici, suprematistici sociali ed economici, a cui fanno seguito gli autoritarismi liberticidi di destra e di sinistra, occidentali, dell’est o jihadisti, che agendo a seconda degli interessi da difendere, escludendo però tutti gli altri, cavalcano di volta in volta le paure dettate da sconvolgimenti economici e sociali. Essi canalizzano infatti il risentimento e il disagio di gruppi ristretti i quali si coalizzano intorno ad un riconoscimento d’identità, surrogato fittizio rispetto all’ unica e vera alta meta del diritto universale e inalienabile della dignità: i diritti umani perseguiti ed affermati dalle democrazie liberali. A suo tempo anche William Carlos Williams ne parlò, in termini di critica storica nel saggio "Nelle vene dell'America". Così si aprono nuove vie alla destabilizzazione della democrazia, che sola potrebbe dar forma ad un progetto identitario di giustizia e libertà economica, politica di coscienza e di pensiero, transnazionale e trasversale autoreferenziale, e non che ne eroda le fondamenta. E allora, quale modello se non quello "Federalista" (Spinelli,il Lussu e i Rosselli di Giustizia e Libertà), e non "Nazional-populista" accentratore: come negli USA così in Italia, Europa e nel mondo? Certo la strada è ancora lunga, e allora solo uomini come lei possono perseguirla. Mi creda è questo il compito della sinistra, e del suo popolo. E' il suo momento, torni a guidarci insieme a Zingaretti, a Calenda!

Autore: Roberta Raggioli

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