Steven Spielberg

Lettera aperta di Fallai luigi a Steven Spielberg
“Il disegno più grande ”

sabato 3 agosto 2019,

Buongiorno Steven Spielberg,
Con poca fantasia le dico che trovo geniale i suoi lavori e per questo che con ingenua sfacciataggine incollo a questa lettera un mio soggetto cinematografico che se per una serie di fortunate coincidenze le venisse sotto mano, sono sicuro le piacerà, come piace a tutti i sagittario la ricerca del '' disegno più grande '' che si cela dietro le apparenze e i condizionamenti.
Parigi. Estate 1973. Genevieve L. Ports-nouveau, irrequieta studentessa di filosofie orientali, astronoma per diletto, durante un’osservazione in solitaria, si accorge che le stelle non solo formano delle oni, ma se guardate in un certo modo, anche un algoritmo. La sera successiva Genevieve trascina Susette,amica d’infanzia nonché laureanda in Astrofisica, sulla collina di Montmartre. Incredula Susette conferma l’intuizione di un’eccitata Genevieve. E nelle notti successive, seguendo la linea di rivoluzione di Venere, ne ricava la risultante: 400 sempre e solo 400. Susette, più addentrata nella comunità scientifica, convince l’amica a percorrere la strada ufficiale, rimediando però una cocente delusione. Le due vengono etichettate come dilettanti che vedono quel che vogliono vedere. Genevieve non si abbatte. In autonomia compie delle ricerche per trovare delle corrispondenze col numero 400. L’impegno la conduce a delle piste apparentemente sterili: studi sul 400 prima e dopo Cristo, una raccolta di storie di illuminazioni improvvise (400 guarda caso) e l’attenzione su un’isola del pacifico che ha come sommatoria dei gradi di latitudine e longitudine sempre 400. Demotivata, e in procinto di arrendersi, la giovane incontra fortuitamente al parco di Bercy il suo professore di mistica del primo anno, tale Bernard Arnoux, eccentrico sessantenne con un ché di adolescenziale. Genevieve si confida, in cambio il docente le confessa che era sulla stessa strada e si era ritirato dall’insegnamento per dedicare tutto il suo tempo a risolvere l’arcano.

Lavoro che aveva portato ad una semplice quanto sbalorditiva constatazione: la luna è 400 volte più piccola del sole, ma allo stesso tempo anche 400 volte più vicina, ecco perché se osservati dalla Terra, i due astri appaiono grandi uguali. Pallida e afona, Genevieve intuisce che dal punto a cui era giunto il professore, alla comprensione dell’insondabile, poteva bastare un ‘’piccolo grande passo.’’ Nei giorni a seguire, la studentessa cerca con malcelata ansia di riorganizzare le idee. Un banale incidente domestico le fa cadere l’attenzione sulla tessera della biblioteca. Genevieve trasalisce. Con gomme fumanti guida la sua 2 cavalli in direzione dell’edificio pubblico. Genevieve cerca quel libro già visionato che si ricorda contenere un racconto che parla di Sole, rapporto, . . . Dio. ‘’I 400 illuminati’’ antico tomo di 1200 pagine. Con mano lesta e decisa, Genevieve apre il volume all’unica pagina che poteva contenere la chiave di tutto. Pagina 400, ‘’rapporto astrale’’: narra di come un monaco abbia raggiunto la somma beatitudine dopo aver compreso che sole, terra, e luna, sono un’allegoria, una metafora cosmica di come l’anima universale-Dio illumina e riscalda la terra, cioè l’uomo, e la luna, con le sue ombre che fanno paura, rappresenta l’ego. Mancano pochi minuti alla chiusura, Genevieve ha consapevolezza che non basta aver capito una metafora per raggiungere il nirvana, l’ultimo passo, quello verticale, va compiuto in solitudine ed autonomia. L’aspirante Bodhisattva si volge verso la finestra come in cerca d'aiuto, il cielo è terso, col braccio alzato e il pollice teso scherza col sole. Lo oscura. Genevieve capisce. Proprio quando tutto sembra perduto (eclissi totale), che si riesce a vedere la presenza di Dio (corona solare). Non è un rapporto fra distanze, è interazione, o meglio relazione, che ha lo stesso etimo di religione, cioè rilegare, unire. Dio si vede nella relazione, Dio è relazione, quando ci relazioniAMO con amore, noi siamo relazione, siamo Dio.


La sirena della biblioteca ‘’canta’’. Genevieve riaccomoda il tomo sopra la dicitura autore sconosciuto – quarto secolo a.c. circa – ritrovamento isola a largo del Giappone. Tra una lacrima e una risatina, Genevieve balzella fuori e si accomoda su una panchina adiacente un giardino. Ascolta, osserva, pensa, aspetta, ascolta ancora il suo corpo, i suoni, e i profumi, ma niente, non succede niente. Collina di Montmartre. Ultimo giorno d’estate. Genevieve osserva con occhi trasognati e sereni l’orizzonte. Tira fuori dalla disordinata borsetta l’immancabile rubrica di rompicapi, ne risolve uno via l’altro, si sofferma su uno particolarmente semplice: se a+c=4 e d-b=2 a quanto è uguale d+a? La bella studentessa di filosofie orientali contempla l’infinito. Un’infantile curiosità la muove. Scrive il suo nome per esteso:
G. E . N . E . V. I . E. V . E
7 . 5 . 14. 5. 22. 9. 5. 22. 5
L . A. U . R . E. N . T. I . N. E
12. 1 . 21. 18. 5. 14. 20. 9. 14. 5
P . O. R . T . S - N. O . U . V. E. A . U.
16. 15. 18. 20.19 .14 .15 .21 . 22.5 .1 .21.

TOTALE 400 !!!
GENEVIEVE SI ILLUMINA.

Autore: Fallai luigi

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