Giuseppe Tornatore

Lettera aperta di Ampolilla Giuseppe a Giuseppe Tornatore
“Lettera aperta ”

domenica 12 agosto 2018,

Buongiorno Giuseppe Tornatore, mi chiamo Ampolilla Giuseppe e sono un ingegnere di 75 anni di Castelvetrano ed abito a Selinunte. Ho vissuto da ragazzo quello che lei descrive nel suo film nuovo cinema paradiso. Ogni domenica pomeriggio mio padre portava me e mio cugino al cinema Marconi di Castelvetrano a vedere un film dopo averci offerto una iris nel bar vicino al cinema. Ne ho visto di tutti i tipi e ricorderò sempre che in un film con gli indiani e gli arrivano i nostri di cui non ricordo più niente, la tensione fu tale cheho fatto un buco più grosso di un uovo ad un fasciacollo mordendolo senza neanche accorgemene, con i denti. Ho visto tutta la saga di catene,tormento, i figli di nessuno, con Ivonne Sanson con tutte le mie zie e mia madre. Obbligatorio portare un fazzoletto pulito per asciugare le lacrime. Quando alla fine si riaccendevano le luci il cinema era, avrebbe detto Totò, un lacrimatoio. I suoi film che più ho apprezzato sono: la leggenda del pianista sull'oceano, Baaria e naturalmente nuovo cinema paradiso. Pensi che quando mi capita di incontrare un cretino con il quale non si può completamente ragionare, chiudo la discussione con un: " vabbè ho capito 5×5 natale ". Lui non capisce ma io sì. Ebbene ho scritto queste poche parole perché vorrei parlarle di un possibile soggetto per un film o comunque un cortometraggio da lei diretto, che potrebbe diventare, poi gli dirò chi l'ha scritto, e potrebbe restare soppreso se non l'ha già letto, un inno alla , morìcultura Greca. La strada Bagheria Selinunte è quasi tutta autostrada e potrei venire io. Ma a causa dei miei dolori alle anche preferirei venisse lei. Sarà mio graditissimo ospite. Potrei venirlo a prendere all'aereoporto. Veda lei. Le potrei raccontare tante cose del mio paese, del parco archeologico di Selinunte e raccontargli che Epicarmo, l'inventore, come dice Platone ed Aristotele, della commedia, morì a Selinunte. Lei che ama il cinema ed ha tanta sensibilità, deve sapere che fu inventata dai Dori di Sicilia. Lo porterò a visitare, se non l'ha già fatto, l'auriga di Mozia, che è una statua greca selinuntina, per dirgli quello che realmente rappresenta, ricordando quello che ha scritto Tucidide. Fargli notare la trasparenza nel marmo della tunica con i muscoli del corpo, tecnica che si può osservare, con maggiore perfezione nel Cristo velato a Napoli, tanto da far dire al Canova: "darei 10 anni della mia vita per aver potuto scolpire una statua come questa. I Greci l'havevano già fatto 2300 anni prima. La vista dal mare del tempio E di Afrodite Era e del tempio C è un unicum al mondo che sono sicuro lo ispirerà. Il mio numero di telefono è : 3713630943.

Autore: Ampolilla Giuseppe

Giuseppe Tornatore, 263 lettere aperte, 33 visite

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