Lettera per Paolo Sorrentino

Lettera aperta di Peppino (Giuseppe) De Siano a Paolo Sorrentino
“Ricordi di Peppino De Siano”

giovedì 25 novembre 2021,

Buongiorno Paolo Sorrentino,
Mi chiamo Peppino De Siano nato a Ischia il 9 luglio 1945. Sto descrivendo il modo di vivere e l'ambiente dell'isola d'Ischia prima della venuta del Comm. Angelo Rizzoli e del Conte Marzotto attraverso i miei ricordi. Stanno riscontrando un grosso interesse fra gli ospiti che frequentano l’isola e gli abitanti. Questi ricordi sono un pò comuni a tutti quelli della mia età e maggiormente utili ai giovani per capire meglio il presente.
P.S. I miei racconti sono stati pubblicati dal giornale locale "Il Dispari" inserto del Mattino di Napoli per l'isola d'Ischia. Sono stato intervistato da TV locali e da RAI 1 per "Dedicato" condotto da Serena Autieri. Vengo invitato (covid permettendo) dalle scuole dell'isola. Questi scritti sono presenti su ## e nel blog www.peppinodesiano.it.

Spero che possano essere interessanti per il numeroso pubblico di turisti che hanno affollato l’isola nelle epoche passate e che leggendoli si sentano essi stessi protagonisti. Fabio dammi na' mano. Grazie Peppino.

La Villa Svizzera
Era il mio primo periodo di permanenza alla nuova casa del “Capitello” palazzo De Siano, costruito dai miei antenati a fine ‘700.
Come gli altri ragazzi, miei coetanei, già in primavera, passavamo gran parte della giornata fra gli scogli e la spiaggia sotto casa mia di fronte al Fungo.
A quell’epoca, inizi anni ‘50, il complesso degli alberghi del Comm. Angelo Rizzoli era in fase di realizzazione. L’unico albergo esistente era la Villa Svizzera che si trova all’inizio di Lacco Ameno. La proprietaria era svizzera. La Signora Svizzera, come era chiamata in paese, aveva un’espressione arcigna, i capelli bianchi sembrava sempre incazzata. Non aveva figli, si diceva che s’era sposata più volte perché rimasta vedova e i compagni lavorassero a Roma, in Vaticano. Mi ricordo che aveva un barboncino chiamato col nome francese “Bijou” che in italiano significa “gioiello”. Per noi ragazzi si chiamava piciuff che in dialetto napoletano significa “puzzolente”. Questo cane era molto nervoso e viziato dalla padrona. Quando noi giocavamo rumorosamente negli spazi antistanti la Villa Svizzera, “piciuff” ci correva dietro abbaiando. La signora svizzera non gradiva che giocassimo nelle vicinanze dell’albergo perché con i nostri schiamazzi disturbavamo la quiete del posto. Da considerare che all’epoca il traffico era molto limitato e quindi le nostre grida risaltavano ancora di più. (A volte penso come è curiosa la vita. Più tardi destino volle che da grande La Villa Svizzera fosse il mio primo incarico da direttore d’albergo, gestione Rizzoli ovviamente).
La Villa Svizzera, per noi del posto, era una realtà lontana, inavvicinabile. La sera, la villa era completamente illuminata dal parco ai saloni. Sembrava una nave da crociera. Negli anni 50 non tutte le case del paese erano fornite di corrente elettrica. La maggior parte degli abitanti, di sera, accendeva i lumi a olio la cui fiamma era regolabile ma sempre fioca.
Il personale dell’albergo, che noi conoscevamo molto bene, era di Lacco e Casamicciola. Quando erano all’interno dell’albergo
queste persone subivano una trasformazione, specialmente i camerieri di sala che noi potevamo osservare dalla strada: eleganti con le loro giacche bianche, il papillon nero o bianco diventavano anche loro parte integrante del fascino e della levatura dell’albergo. Solo Ciccio, il fanghino, che al mattino andava a far la spesa per conto della Signora svizzera era il più umano. Con le sue gambe lunghe e muscolose pedalava sulla sua bicicletta sferragliante, nera, per andare a prendere il pane e i giornali. Sembrava Braccio di ferro!
D’estate la meraviglia sfiorava l’incanto. La signora addobbava il giardino con lampadine avvolte da palloncini di carta colorata che assumevano le sembianze del sole, la luna, la mezza luna, le stelle, i girasoli e tante forme fantasiose. Le decorazioni venivano legate da un filo elettrico che si snodava da un albero all’altro. I palloni di carta fluttuavano leggermente nell’aria mossi da una leggera brezza che arrivava dal mare, sembravano muoversi lentamente a tempo di musica e seguire le note di un’orchestrina che allietava la serata degli ospiti elegantissimi. Naturalmente noi eravamo tutti aggrappati, in silenzio, alla ringhiera che era coperta da buganvillea. Non ci muovevamo perché le spine della folta pianta ci teneva impegnati per non venir punti. Aspettavamo ore intere per ammirare Fernanda, svizzera italiana, esuberante e provocante ballare il mambo. Fernanda aveva intorno ai 25 anni, veniva ogni anno a Villa Svizzera, ai primi di luglio coi genitori. Era molto cordiale e allegra. Era molto popolare fra i villeggianti che frequentavano Lacco Ameno e i giovani pescatori di Lacco. Per l’epoca era molto spigliata e disinibita. E’ stata la prima ragazza che io ricordi, a indossare il due pezzi (bikini) sulla spiaggia. Come si muoveva, una frotta di ragazzini la seguiva. Specialmente quando giocava con altri ragazzi a palla a volo nella spiaggia. Era uno spettacolo che ti appagava per un anno intero! Molto spesso la sera usciva in barca coi pescatori che erano felicissimi di avere la sua compagnia. La pesca si concludeva sempre con una grigliata nella spiaggia di Varulo.
www.peppinodesiano.it

Autore: Peppino (Giuseppe) De Siano

Lettera per Paolo Sorrentino. Lettera 274.

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