Lettera per Luciana Littizzetto
Lettera aperta di Claudia Epifani a Luciana Littizzetto
“Gallipoli in autoreggenti”
10 febbraio 2014,
Buongiorno Luciana Littizzetto,
mi chiamo Claudia, ho 28 anni e sono una ragazza di Gallipoli.
Domenica 9 febbraio ho avuto modo di ascoltare il suo intervento riguardante la "notizia scandalo" sul consultorio del mio paese. Tolte le varie battute che ho comunque apprezzato, vorrei farle presente qualche punto che per me ha forte, fortissima rilevanza. Innanzitutto, per chiarezza, sul cartello affisso vi era scritto: "l'abbigliamento consigliato per una visita ginecologica è gonna e calze autoreggenti." Veniva quindi semplicemente consigliato di andare in visita in modo semplice e pratico evitando pantaloni, collant, prediligendo le calze. C'è da aggiungere che io conosco la ginecologa in questione, la conosco in quanto madre di una mia amica. Di Lei posso dire che è una persona di tutto rispetto, forse uno dei pochi medici del consultorio che prende il suo lavoro non come mero esercizio, ma come responsabilità. Diversamente da altri che lavorano a rilento perché tanto chi se ne frega, lei è una di quelle che cerca di far salire in barca quanta più gente possibile, se capisce cosa intendo. A maggio la Dottoressa andrà in pensione, ma continuerà il suo lavoro come volontaria (lavorerà gratis, volendo essere schietti). Da questo punto di vista, a mio avviso, il cartello assume un aspetto ben diverso. Lei dirà "ma che cavolo, è mai possibile che una donna non abbia nemmeno il tempo di fare una visita in santa pace?", certo se parliamo di visite da privati ha tutto il tempo di questo mondo, in consultorio è un po' diverso e non dobbiamo prenderci in giro. Quindi se viene consigliato un abbigliamento più pratico, lo si fa solo per guadagnare tempo (ci sono poi anche delle ragioni di tipo igienico, che però non essendo una del campo, non menzionerò) e far qualche visita in più, di certo non per mettere in difficoltà/imbarazzo le pazienti.
Da qui salto all'argomento portante del discorso: io gestisco un negozio di intimo femminile. Lo dico per specificare che sono una del settore e so di cosa parlo. Le calze autoreggenti che io vendo e sopratutto le clienti a cui le vendo, non assomigliano neanche lontanamente a quelle che sono comparse su molti "giornali" riportanti la notizia del consultorio (una fra tutte):
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/cartello_scandalo_gallipoli_ginecologo_gonna_autoreggenti/notizie/498101.shtml
Da Lei, Signora Littizzetto, per la quale nutro profonda e sincera stima, mi sarei aspettata un discorso completamente diverso. Invece di dar corda a questa "notizia shock" (da addetta ai lavori vorrei davvero sapere cosa ci sia di così scandaloso), mi sarei aspettata invece un attacco al vetriolo verso questi "giornalisti", verso questa visione pornografica della realtà e delle donne. Chi di quel consultorio ha mai detto che le autoreggenti debbano essere utilizzate insieme ad una minigonna, con tacchi alti e reggicalze a vista? Cosa c'è di così scandaloso in una donna che usa una longuette e che sotto, invece dei collant porta le autoreggenti? Autoreggenti (ripeto, io le vendo) che non necessariamente hanno il pizzo e il fascino da porno, ma che sono create appositamente per questioni ospedaliere. In questo senso, dovremmo anche mettere al bando tutti i medici che consigliano la camicia da notte aperta sul davanti per le partorienti, invece del pigiamone di flanella. Secondo questa visione da "Nove settimane e mezzo", anche la camicia da notte potrebbe risultare troppo sexy (invece che pratica) per l'ospedale, potrebbe risvegliare gli istinti primordiali di tutti gli uomini, medici e infermieri compresi, che avranno a che fare con la poveraccia in questione. Per non parlare dei reggiseno dopoparto che permettono una pratica tirata fuori di tetta. Mio Dio no, questo è troppo! Mi dispiace molto, ma questa volta mi ha delusa. Da Lei mi sarei aspettata che mettesse in risalto il lavoro della Dottoressa Scarcia, che avvicina tante ragazze e donne alla prevenzione e alla cura in campo sessuale e non che alimentasse queste polemiche senza fondamento e importanza. A mio avviso, ha scelto la parte decisamente sbagliata da difendere e a cui dar voce, a discapito di chi lavora seriamente e con coscienza.
Autore: Claudia Epifani
Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 39.
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