Lettera per Mario Martone
Lettera aperta di Frédéric a Mario Martone
“Venuto per caso, diventato napoletano per affinità ”
19 marzo 2023,
Buongiorno Mario Martone,
Caro Mario,
Ci siamo incontrati ieri alla pièce di Euripide. Ti spedo l’articolo che ho scritto nel Roma di ieri su questo architetto libanese che è venuto vivere a Napoli : « venuto per caso, diventato per affinità… Napolitano » (p.1)
Cordialmente,
Frédéric
CO DI MEGLIO
Venutoper caso, diventato per affinità...napoletano
La prima volta che l‘ho visto era affianco al proprietario dell‘ap- partamento sotto al mio, venuto da me per un problema di perdite d‘acqua. Sebbene fosse tra la con- troparte, ho capito che si trattava di uomo di valore: competente, la- voratore, onesto, gentile... e più napoletano di un vero napoleta-
no. Gli ho dato le chiavi del mio appartamento, chiedendogli di fa- re le riparazioni mentre sono as- sente, sicuro che non lo avrei rim- pianto. Pensavo che accordargli fiducia dopo un solo incontro fos- se eccezionale. Invece, mi ha det- to che non ero stato il solo: “Que- sto è un dono che deriva da mia madre a cui tutti danno fiducia”. La sua napoletanità mi è apparsa volontaria e completa “è stata una fortuna che il destino sia stato questo”, intuendo che era, inoltre lucido. “Uno sguardo, oltre al mio, di un abitante straniero di Napoli, arricchirà la mia rubri- ca” mi sono detto. Anche se come ho appreso in seguito, lui non è piu straniero: “Sono stato il primo italiano ad aver ricevuto la carta d‘identità in formato digitale, che un mio caro amico informatico, ha introdotto a Napoli prima che nel- le altre grandi città». “Napoli ha battuto Bologna sul suo stesso campo di gioco” si è pavoneggia- to; “l’hanno celebrato in grande stile in piazza Municipio”. Quan- do gli ho chiesto se potevo inter- vistarlo, mi ha subito risposto di sì, dicendo: “Stavo proprio pen- sando di scrivere un libro sulla mia avventura, lasciando casa mia a Beirut per venire a Napoli”. Ho avuto fortuna ed anche i lettori del “Roma”! È venuto a trovarmi sa- bato mattina e abbiamo parlato per più di tre ore: una testimo- nianza preziosa!
In questa prima parte, vi raccon- to del perché lui sia venuto qui, della sua percezione della città ri- spetto a Beirut, l’accoglienza che ha ricevuto, le sue prime espe- rienze e i suoi primi successi.
Mohamad è il sesto figlio di una famiglia della classe media, una famiglia di lavoratori che è riu- scita ad assicurare un’istruzione superiore a tutti i propri figli: “Noi siamo laureati (comprese le due sorelle)”, dice con orgoglio Mo- hamad, pieno di riconoscenza ver- so i suoi genitori. Sua madre era sarta e suo padre un ingegnere delle telecomunicazioni per la compagnia svedese Ericsson. Un dettaglio importante perché questo gli darà l’occasione di conoscere il tipo di realtà che si vive a Stoc- colma, che si oppone diametral- mente a Napoli (vedi Il Roma del 5 marzo). Mohamad precisa che la sua conoscenza del mondo era inoltre dovuta ai numerosi turisti che visitavano Beirut prima che scoppiasse la guerra. “Un Eden”, tanto da conservarne il ricordo. Il 13 aprile 1975, quando la guerra iniziò, Mohamad ha 13 anni. Essendo una guerra civile, le bom- be scoppiavano ovunque e non so- lo sulle linee di confine. La fami- glia era d’accordo sul fatto che lui dovesse partire, così come aveva- no fatto già i suoi fratelli. Ma sa- rebbero passati ancora 5 anni, il tempo di finire il liceo, con la con- sapevolezza che andrà a studiare architettura all’estero. Condivide questo progetto con il suo amico
Roma - il Giornale di Napoli
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d’infanzia e di scuola. Partiranno insieme. Siamo nel 1981, la situa- zione nel Paese precipita, hanno finito il liceo. Quasi per caso, i due amici visitano l’Istituto Italiano di Cultura a Beirut e vengono a co- noscenza della possibilità di par- tire per l’Italia per studiare ar- chitettura a Napoli per l’uno e me- dicina a Brescia per l’altro. A dif- ferenza della Germania, dove si era trasferito già il fratello mag- giore, i costi dell’università era- no pressoché nulli. Il 19/8/81, i due amici si imbarcano, uno zai- no in spalla con il sostegno dei lo- ro genitori, senza nessuna infor- mazione su ciò che avrebbero tro- vato. L’unica cosa che contasse era partire, allontanarsi dall’odio, dalle bombe e dalla morte. La pri- ma impressione che assale Moha- mad non è scontata per il Parigi- no che sono. Napoli è una città due volte mezzo più grande di Bei- rut: “Sin da piazza Garibaldi fui disorientato dalle proporzioni”. Ma allo stesso tempo Napoli si ri- vela più provinciale di Beirut, più isolata dal mondo, senza nessuno straniero. «Le persone non cono- scevano la cultura mondiale ma pure cercavano il contatto. Erano accoglienti senza alcun pregiudi- zio». I miei vicini dei “bassi” al- la Sanità, mi lasciavano attacca- re al loro contatore con un filo a che io potessi studiare. Napoli è, e sarà sempre, una città molto ac- cogliente e molto tollerante! Cir- ca due settimane fa, stavo cammi- nando giusto dietro un gruppo di ragazzini che sembravano una ba- by-gang. Ma ecco che una folata di vento fa volare via i cappelli che un vecchio ambulante africano stava sistemando per terra. Senza esitare, i ragazzini si precipitano per raccoglierli.
A Napoli le cose non cambiano... né per il meglio né per il peggio: ho letto sul giornale che oggi il 38% dei ragazzi non frequentano regolarmente la scuola. E poi ci si sorprende che le cose non van- no!
Questi 5 anni di studio furono fe- lici per il giovane libanese, seb- bene difficili economicamente. Comprese appieno la mentalità napoletana, e si fece degli amici: “stavo frequentando solo Napole- tani tanto volevo integrarmi”, s’innamorò della città e di una na- poletana, amò la Federico II, stu- diò senza tregua. Alla fine diven- tò architetto con lode e prese la decisione che la sua vita sarebbe stata qui. “Napoli assomiglia a Beirut per molti aspetti: sponta- neità e vivere alla giornata, im- portanza de rapporti umani e as- senza di regole... alla mediterra- nea”.
Durante tutti questi anni Moha- mad era animato dal dovere di riuscire per ringraziare i suoi ge- nitori per tutti i sacrifici fatti per i loro figli. Una volta laureato, il seguito fu più faticoso. Lo vedre- mo la settimana prossima!
FRÉDÉRIC MIEDTZINSKI
CONCESSIONARIA PUBBLICITÀ
Autore: Frédéric
Lettera per Mario Martone. Lettera 22.
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