Lettera per Alice Rohrwacher

Lettera aperta di Paolo. a Alice Rohrwacher
“Abbeverarsi”

13 ottobre 2022,

Le scrivo questa lettera pur sapendo che molto probabilmente i suoi occhi non la leggeranno mai. Le scrivo perchè ne ho bisogno, perchè la sento vicina, perchè qualcosa in lei vibra e si anima catturando la mia sensibilità. Ogni sera, per anni, prima di andare a dormire, dovevo immergermi completamente in una storia, in delle immagini che mi strappassero alla realtà, trasportandomi in una dimensione altra, in un luogo diverso. Ho consumato, ho digerito immagini, mi sono emozionato, ho riflettuto, pianto, gioito, mi sono trasformato. Ho iniziato a produrre io stesso, ad immaginare storie, a vedere immagini prima ancora che i miei occhi riuscissero ad aprirsi. Ho girato video, cortometraggi; ho raccontato con voci e visioni di altri, ho scritto, ho pensato, sognato, osservato. Un fuoco ardeva sotterraneo in me, mi portava in alto, mi rendeva vivo. Le parole sgorgavano d'impeto come un torrente in piena, ogni cosa generava e veniva generata prima ancora che io ne potessi prender coscienza. Non comprendevo mai la genesi, mai il motivo, mai la causa che mi aveva portato lì. La comprensione era sempre e soltano un atto ed un momento successivo. Poi, d'improvviso, è come se qualcosa si fosse rotto. Cosa cerchi? A chi ti rivolgi? Credi davvero di essere vivo? Le domande si facevano prepotenti, si facevano pesanti. Ed io non ho mai capito, forse non l'ho mai voluto, o forse, semplicemente, non lo capirò mai. Eppure ho smesso, forse per poco, forse per molto. Tanti dubbi nascono e muoiono nel tempo di un battito d'ali. Molti silenzi sono necessari prima che la parola assuma una forma. Forse è soltanto il silenzio prima del concerto, o il ronzio perenne della Terra in movimento. Io non lo so. La comprensione, a volte, si fa tremendamente complicata.
Ed allo stesso modo non so se ho mai compreso davvero del tutto i suoi lavori, ma forse, anche qui, non è poi tanto quello l'essenziale. So per certo soltanto che qualcosa di potente si propaga a partire da loro, che una naturalità, una verità, una spiritualità ed una semplicità d'animo toccano corde sottili e sotterranee, spesso invisibili a vedersi. Genuini come bimbi, allegri come infanti, saggi come sognatori. La capacità del racconto è cosa così essenziale all'animo umano eppure allo stesso tempo è tanto friabile, tanto sottile, tanto delicata. Quanti ci riescono? Quanti lo fanno davvero? Quanti sanno davvero vedere? Forse lei, forse lei ci riesce, riesce a restituire una realtà che non grida, che non urla, una realtà semplice, che brucia dolcemente, una realtà potente che porta con sè tutto ciò che di doloroso la verità riporta alla coscienza.
Non so perchè le sto scrivendo queste vaghe parole, sarà, forse, una di quelle rare occasioni in cui mi esporrò, in cui altri all'infuori di me potranno leggere queste righe taciute da tempo, potranno, anche solo per un frammento, entrare in quell'infinito spazio fatto di voci. Non so se è soltanto per renderla partecipe di un pensiero, di un sentimento, di un gesto, o se una richiesta muta vi si cela dentro, attende che qualcosa avvenga spontaneo. Per ora non mi sento di chiederle niente, ma di lasciare che queste parole arrivino, magari, lì dove erano dirette. Per questo, e per molto altro, per ora la ringrazio.

Autore: Paolo.

Lettera per Alice Rohrwacher. Lettera 33.

4 commenti su questa lettera a Alice Rohrwacher
  1. Ciao Paolo,
    Leggendo le tue parole mi è venuta molta voglia divedere i tuoi corti se ne hai già pubblicati e se vuoi condividerli?
    Grazie
    Alberto

    C'era 2 anni, da Albe
  2. Ciao Alberto, mi farebbe piacere, si, te li girerei volentieri se avessi una mail!

    C'era 2 anni, da Paolo
  3. ecco qui, grazie della tua risposta!

    barboalbi@####.com

    C'era 2 anni, da albe
  4. Fatto, grazie!

    C'era 2 anni, da Paolo


HTML autorizzato: <b> <i> <a> :-) ;-) :-( :-| :-o :-S 8-) :-x :-/ :-p XD :D



Celebrità > A > Alice Rohrwacher > Lettera 33 > scrivere