Lettera per Giorgio Armani

Lettera aperta di elena barthel a Giorgio Armani
“'U Jardinu'”

21 settembre 2021,

Buongiorno Giorgio Armani,
Siamo Elena e Alberto due ricercatori toscani che condividiamo il suo amore per Pantelleria.
Saremo sull'isola la prossima settimana per portare avanti la nostra ricerca ‘U Jardinu’ patrocinata dalla Accademia dei Lincei di Roma.
Ci piacerebbe, durante il nostro viaggio, poterla incontrare per raccogliere una sua personale storia sul giardino pantesco.
Le alleghiamo un piccolo sunto della nostra ricerca che verrà presentata alla Biennale architettura di Venezia alla fine di ottobre, sperando che sia di suo interesse incontrarci.
Una buona giornata a lei.
Cordiali saluti
Elena e Alberto


‘U Jardinu’
Elena Barthel, Alberto Tempi


La nostra ricerca si occupa del ‘Jardinu’, e lo straordinario paesaggio rurale che questo artefatto ha costruito nei secoli, intorno all’agricoltura di sussistenza dell’isola di Pantelleria. Ci piace guardare ai ‘Jardinu’ come a preziosi templi agresti che, con monumentale fermezza, proteggono la salute della comunità. La sacralità del loro spazio interno è straordinaria, e ogni qualvolta ci si inchini per varcarne la porta di ingresso, si trasforma l’atto di entrare, in un’ode all’atto di ‘custodire’.

“Il giardino una stravaganza inaudita, un pometo con un solo albero dentro… archetipo del paradiso completo dell’aspra conoscenza…spazio da tenere in serbo per un Adamo ed Eva dell’ultima ora.”
B.Rudofsky, Architecture without architects, 1964

Di tutte le storie che si possono raccontare sul ‘Jardinu’ quella che ci interessa maggiormente riguarda la sua capacità di raccogliere la rugiada proteggendo la riserva di ‘vitamina c’ dell’isola. In questo senso ci piace guardare al giardino pantesco come ad un ‘guardiano della salute’, oltre che al suo essere straordinaria opera architettonica capace di fare un uso sapiente e leggero delle risorse naturali. Nella società di oggi, così profondamente segnata dai malori dello sviluppo globalizzato, appare particolarmente urgente recuperare una cultura del prendersi cura: azione fondamentale per la costruzione e la preservazione di territori e comunità longeve. Quale miglior opportunità che apprendere da una intelligenza secolare come quella che ci tramandano oggi i sopravvissuti giardini panteschi?

Ma perché proteggere proprio un agrume invece di altre specie altrettanto preziose?
Questa è una delle principali domande che ci interessa esplorare. Se è risaputo che gli agrumi non sopravvivono ai venti del mediterraneo, alla stregua di viti e olivi debitamente potati orizzontalmente, questi alberi hanno nei secoli avuto una rilevanza superiore al puro approvvigionamento alimentare legata alla vera e propria sopravvivenza della comunità locale. Andando indietro nel tempo fino al medioevo, gli abitanti di Pantelleria conoscevano bene l’importanza dell’acido ascorbico nella prevenzione allo scorbuto, malattia particolarmente temuta, per le sue conseguenze, tra le quali il cambiamento di personalità, fino alla morte per dissanguamento. Per questo vogliamo ricordarci sempre che il ‘Jardinu’ è prima di tutto un’architettura della salute pubblica. E’ in questa capacità di coniugare la cura degli abitanti con la cura del territorio che risiede secondo noi l’eccezionalità di questi artefatti.

Anche se la stessa tecnica costruttiva di muri a secco è stata impiegata in ogni forma di antropizzazione dell’isola, a cominciare dall’unità abitativa del Dammuso, il ‘Jardinu’ rappresenta la massima espressione della bellezza architettonica mono-materica e site specific di Pantelleria. La stessa roccia vulcanica che su tutto il territorio rende la terra difficile da coltivare, nel recinto del ‘Jardinu’, diviene una risorsa preziosa, utile alla costruzione di un vero e proprio controllore climatico. Le alte mura del giardino funzionano infatti come sistema agronomico auto sufficiente trasformando il ‘Jardinu’ nell’unica infrastruttura agricola sull’isola capace di coltivare la vitamina ‘c’, in totale assenza di acqua piovana. Durante i mesi caldi, attraverso il processo di condensazione notturna, l’agrume coltivato viene irrigato dalla rugiada raccolta nelle cavità del muro. Durante i mesi invernali, grazie alla stessa massa termica della pietra, è invece l’accumulo di calore a prendersi cura della pianta. E’ nella straordinaria intelligenza, maestria costruttiva e impiego di risorse naturali che si conferma l’unicità di questi giardini. Quale straordinaria intuizione coniugare la pesante e scura pietra lavica, con la rugiada, così impercettibile e trasparente.

La nostra ricerca, sotto forma di mediometraggio, vuole svelare le intangibili storie dei ‘Jardinu’, preservate nella memoria collettiva dell’isola. Una serie di interviste racconteranno la moltitudine di aspetti della ‘cultura della cura’ così come è stata coltivata per secoli. Interpretiamo la nostra ricerca come un viaggio, dove camminare diventa il principale strumento per esplorare, conoscere, ascoltare e mappare: un’occasione per immergersi nel territorio e i suoi abitanti.

L’ho scoperto per caso in una notte di luna
Inseguendo i tuoi passi oscuri.
Perso nel labirinto della tua persona
Trappola dolce che non perdona.
Il Giardino di Giovanni, Sergio Endrigo 1962.

‘U jardinu’ fa parte della ricerca internazionale ‘MedWays: Le vie del Mediterraneo’ Patrocinata dall’Accademia dei Lincei di Roma insieme all’Università di Ingegneria di Trento, con la collaborazione di 150 ricercatori di tutta Europa.
Con gli strumenti della conoscenza interdisciplinare, la ricerca ha, nel suo insieme, l’obiettivo di contribuire ad invertire gli effetti del rapido sviluppo turistico nei fragili paesaggi costieri mediterranei attraverso la stesura di un Atlante Aperto del mediterraneo. Attraverso una serie di racconti intende promuovere e proteggere gli elementi dell'identità locale descrivendo una rete di infrastrutture paesaggistiche e culturali lente ed ecologiche, capaci di integrare la cultura blu del Mediterraneo con le modalità verdi per lo sviluppo del turismo sostenibile.

‘U jardinu’, verrà presentato presso il Padiglione Italia, alla 17. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2021, il 22 ottobre 2021.





Parole chiave:
Giardino pantesco, Guardiano della salute, Agricoltura di sussistenza, Architettura passiva, Tempio



Alberto Tempi, Filmaker indipendente
Ha realizzato film, documentari, cortometraggi e mediometraggi, alcuni dei quali su e con Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Enrico Ghezzi, Marco Melani, Mauro Staccioli, Gianni Pettena. Il suo cinema si esprime con narrazioni che nascono dalla passione verso l’interazione e la comunicazione con le persone ed i luoghi che incrociano i suoi interessi e passioni di vita.


Elena Barthel, Architetto
Ha insegnato alla Facoltà di Architettura di Firenze, la AA di Londra e la negli Stati Uniti presso la Auburn University Rural Studio. Si interessa di architettura passiva in contesti rurali. Con i suoi studenti ha progettato e costruito una serra solare per l’autosostentamento alimentare in una piccola comunità del West Alabama. A Firenze vive in una casa auto costruita tra due serre per il riscaldamento e il raffrescamento passivo.

Autore: elena barthel

Lettera per Giorgio Armani. Lettera 221.

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