Lettera per Giorgio Armani
Lettera aperta di Anita Pelaggi a Giorgio Armani
“Come essere italiani al meglio che si può”
11 marzo 2019,
Buongiorno Giorgio Armani,
spero che leggerà questa lettera e potrà comunicare con me.
Mi chiamo Anita Pelaggi, un giorno l'ho incontrata a Pantelleria all'aeroporto e so quanto Pantelleria è importante per lei. Lo è anche per mio marito, Marco Granati, lei conosceva il suo papà Filippo Granati. Mi raccontano che avevate delle belle chiacchierate filo-ironiche quando eravate giovani...
Ma non per questo che le scrivo. Ho letto un articolo su come aiuterà l'Italia che questa in fondo è la sua missione. Sono rimasta colpita dalle sue parole. Io sono una sua grande ammiratrice e percepisco come lei sia rimasto uno dei pochi italiani che nonostante il successo avuto sia rimasto italiano nel cuore. Non è difficile percepire quanta amarezza e preoccupazione abbiamo noi italiani per noi stessi e per il nostro paese. Siamo riusciti a rovinarlo giorno dopo giorno ed oggi, nonostante la storia e la cultura di cui si vantano forse di più le persone straniere che la visitano che gli italiani stessi, è dura respirare da italiani. Io sono classe anni '70, ho avuto la fortuna di conoscere il vecchio modo di essere italiano e lo scontro con la nuova era tecnologica e delle multinazionali e adesso l'Europa e la Germania... Un grande colpo per un paese come il nostro! Siamo i più ricchi al mondo ma solo di facciata, non abbiamo avuto la capacità di mettere il tappeto rosso per chiunque volesse entrare in Italia e urlare: " sei in una Nazione sacra ed unica devi sentirti orgoglioso di poter camminarci sopra". E' questo che credo del mio paese. Ho viaggiato nella mia semplice vita, da est ad ovest e non esiste paese più bello del nostro. Dopotutto il sangue rosso dei Romani e la creatività del Rinascimento oggi sono dentro il nostro DNA. Allora cos'è che non ha funzionato? Cosa dovevamo fare, quale avrebbe potuto essere la nostra ascia di battaglia per poter essere migliori e poter vantare di vivere ed essere italiani. Sono una calabrese radicata e attaccata alla propria terra e trapiantata a Milano, nonostante le difficolta lavorative ho scelto alla fine di vivere in Italia in quell'"odio et amo" che proviamo per l'Italia. Lei Giorgio è unico e uno di quei pochi imprenditori al mondo che ha fatto la differenza, intendo unendo la bellezza del Rinascimento alla forza e al duro lavoro di chi arriva dal basso e sale, sale sempre più, fino a raggiungere quelle soglie in cui la cosa più importante che possiamo considerare è come aiutare ciò che amiamo. Lei lo sta facendo, ama l'Italia e le sue genti.
Spero un giorno di poterla incontrare, forse a Pantelleria o nella sua libreria a Milano.
Le auguro il meglio che può per lei e per noi italiani.
Autore: Anita Pelaggi
Lettera per Giorgio Armani. Lettera 97.
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