Lettera per Roberto Benigni
Lettera aperta di Salvatore Antonio Polimeno a Roberto Benigni
“Lettera aperta a Roberto Benigni!”
25 agosto 2025,
Att.ne
NH
Roberto Benigni
Redazione “Il Sogno”
Chiarissimo Maestro,
alla fine non ce l’ho fatta!
Io, Don Chisciotte errante sui social nel quotidiano interloquire col mio “Lettore unico”, non ce l’ho fatta a non materializzarmi nel “Lettore Cinico” che Lei paventa nell’introduzione alla trasposizione cartacea del suo monologo del 19 marzo scorso in diretta su RAI 1 ed in Eurovisione.
L’ho seguita e l’ho ascoltata con l’animo puro, ho colto la bellezza, la passione e la forza evocativa di sempre nel Suo dire!
Ha celebrato il Manifesto di Ventotene come favola fondativa dell’Europa, ha denunciato il nazionalismo come “malattia che si maschera da patriottismo” ed ha levato un inno alla fratellanza universale: “La guerra finirà per sempre, non c’è alternativa. Dobbiamo fare un ultimo passo tutti insieme e dire agli altri: siete fratelli”.
Ha fatto della speranza una certezza e della certezza una poesia. Non a caso nella Sua introduzione alla trasposizione cartacea, che ho regalato alla mia Consorte, riprende William Butler Yeats per evocare il potere visionario della poesia come strumento di resistenza e speranza intrecciando politica, storia e letteratura per costruire un messaggio di pace.
“In dreams begin responsibilities”: era la celebre frase del poeta irlandese a suggerire che il sogno non è evasione, ma impegno, l’inizio dell’azione morale a dettare il senso della concretezza.
Lei però ha evocato la pace come ineluttabile, come destino scritto nella coscienza dell’uomo lasciandomi nella prostrazione di una riflessione profonda che non può essere avulsa dal senso più intimo dei significati di Memoria, Responsabilità e Scelta e che oserei condividere in questa mia, se mai dovesse giungerLe all’attenzione.
Lei, infatti, non può disconoscere l’epitaffio del graffiante autore irlandese:
“Cast a cold eye
On life, on death.
Horseman, pass by!”
“L’Europa non si farà tutta in una volta, né secondo un solo piano. Essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”
Così Monnet, l’artefice della “Dichiarazione Schuman” a cui Lei dedica un capitolo e più nella Sua trasposizione cartacea. Egli non avrebbe parlato di ineluttabilità ma di processo a significare la fatica della costruzione nel ricordo e memoria della guerra devastante all’epoca appena conclusa, convinto come era che la pace sarebbe stata possibile solo se sostenuta da scelte comuni da parte di Istituzioni responsabili.
Lei sa che il famigerato “Metodo Monnet” ove ci accompagnasse in questa nostra riflessione ci avrebbe tenuto lontani dalla retorica e dal sogno a vantaggio, rispettivamente, dell’efficacia dell’azione e di una direzione chiara che di questi nostri tempi ormai latita, stante la generale situazione di crisi in cui versiamo.
Oserei dire, ove si volesse insistere sull’ineluttabilità, che tutti gli indicatori a livello globale nell’evo storico porterebbero all’”ineluttabilità della Guerra” ed all’”ibridazione della Pace” nei suoi significati più profondi sino a stravolgerne il senso.
Non a caso Tolstoj in Guerra e Pace già a suo tempo non ebbe a credere nella Pace come destino ma bensì come resistenza quotidiana!
Quale allora l’orizzonte del sogno?
Quello che rimiriamo davanti ai nostri occhi, ogni giorno e da molti anni, non è l’Europa che Lei avrebbe vagheggiato essere quella dello “spirito” di Ventotene ma quella paralizzata dalla gerontologica burocrazia, delegittimata nei suoi meccanismi istitutori e marginalizzata nella complessità del Mondo in permanente evoluzione: nel suo interno si sarebbero continuati a consumare dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale eventi di una barbaria inaudita che vanno dalle invasioni dei Paesi satellite dell’Ex URSS alle Rivoluzioni colorate, dalla disgregazione della Ex Jugoslavia al massacro di Srebrenica ed agli eccidi in Kosovo, per ricordare solo alcuni, ed in ultimo, prima del prossimo, l’”Operazione Militare Speciale Russa” che scorre ogni giorno davanti ai nostri occhi.
Vede, Lei sa perfettamente come ebbe ad avvertirci Edward Hallett Carr, nel suo “The Twenty Years’ Crisis 1919 - 1939”, che l’idealismo internazionale può degenerare in retorica sterile ove non si confronti con la realtà del potere: non a caso la sua antitesi tra utopia e realismo si gioca sul libero arbitrio e sul determinismo e si traduce nell’etica dei principi o nei fatti della politica in una dinamica ancestrale che conduce spesso alla “frustrazione” che è quella che ho provato nell’ascoltare il Suo monologo.
Sa anche che l’Europa incompiuta cui Lei faceva riferimento non può avere il futuro che Lei prospetta inevitabile, ove sia quella che emerge dagli attuali contesti globali: "We will send very sophisticated weapons systems to Ukraine, but Europe will pay 100% of the cost. The United States will not pay a single dollar. This is business for us, and it’s a good deal. Europe gets the weapons, Ukraine gets the support, and we get paid."
Subito dopo, rivolgendosi direttamente a Rutte con tono assertivo e complice, Trump ha aggiunto: "Right, Mark? You made sure they agreed. You did a great job. Europe is going to pay in a BIG way, as they should, and it will be your win too."
Questa frase è stata accompagnata da un cenno di assenso di Rutte, che ha poi confermato: "Yes, Mr. President. The Europeans have committed to a full package. It’s historic. You broke the deadlock" (Conferenza stampa del Presidente degli Stati Uniti Trump col Segretario della NATO Rutte, Washington DC 14 Luglio 2025).
Non andrei oltre perché sarebbe troppo facile dimostrare come in questi momenti sia fondamentale riprendere alla mano il nostro presente, metterne in discussione il passato e rifondare il futuro per i nostri figlioli. Davanti a noi le ceneri di quello che è stato il complesso sistema dei poteri bilanciati al termine del Secondo Conflitto Mondiale: dalla Sua Europa alla NATO, dall’ONU alla Corte Penale Internazionale/CPI per menzionare solo alcune delle Istituzioni annichilite nel presente.
Non dimenticherei poi che il Premier di un Paese in guerra, Netanyahu, perseguito dalla CPI senta di poter proporre il Presidente di un altro Paese amico, Trump, impegnato in diecine di fronti internazionali per l’esportazione della “democrazia” e l’instaurazione della “pace”: etica vuole che Gaza possa trasformarsi in un resort di lusso, mentre l’Ucraina, la Siria, l’Iran, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, il Sudan, lo Yemen, l’Etiopia, il Myanmar possano e debbano diventare la cassaforte di beni e servizi ora dell’uno ora dell’altro satrapo di turno nell’interesse di uno dei consoli onorari dell’impero in decadenza!
La pace come compito, non come destino
Lei evoca poi “Per la pace perpetua” di Immanuel Kant. Era il 1795 e la pace per lui sarebbe stata un dovere morale, una costruzione razionale fondata su repubbliche libere, diritto cosmopolita e federazione di stati: un ideale regolativo, non una certezza storica e tantomeno un’ineluttabile necessità ove non ne sotto intendesse una tragica.
Ma vorrei andare oltre nell’esplicitazione del mio dire prendendo in prestito gli insegnamenti di Albert Camus nel suo “L’Uomo in rivolta” in cui ci mostra come la dignità nasce dalle scelte contro l’assurdo non dalla fiducia nel destino o di Jean-Paul Sartre, che, nel suo esistenzialismo, ci ricorda che “l’uomo è condannato a essere libero” se la libertà è ciò che rende la pace sacra!
"Quelli che nasconderanno a sé stessi, seriamente o con scuse deterministe, la loro totale libertà, io li chiamerò vigliacchi; gli altri che cercheranno di mostrare che la loro esistenza è necessaria, mentre essa è la contingenza stessa dell'apparizione dell'uomo sulla terra, io li chiamerò mascalzoni" (Jean Paul Sartre).
E qui veniamo al punto del Suo dire che mi ha “frustrato”: è mio convincimento che la più rivoluzionaria delle idee dell’intera umanità risiede nel “libero arbitrio” riconosciuto all’uomo e di cui si è appropriato la religione cristiana col sacrificio del Cristo!
Il “libero arbitrio”, unico baluardo di fronte all’”ineluttabilità del male” che, se poi vogliamo, troviamo nelle pieghe più profonde del nostro essere sino a partire dalle sacre scritture per approdare alla moderna teodicea con Leibniz: “Si Deus est, unde malum? Si non est, unde bonum?”
L’alba o il tramonto di un sogno?
In poesia, Lei mi insegna dall’alto della Sua maestria, la pace non è mai un trionfo bensì una preghiera inquieta che vive solo se si traduce in un diuturno operato, non a caso Mariangela Gualtieri benedice “il tempo che ci è dato anche se è tempo di guerra” nel Suo auspicio di un’”epica della pace” non di un’”utopia”!
E il mondo oggi non ha bisogno di “utopie”!
D’altra parte se è vero che Lei potrebbe confutare facilmente le mie povere riflessioni attingendo al sommo poeta nel Paradiso ricordandomi che “In sua volontade è nostra pace” è altrettanto vero che nel “Purgatorio” Dante ci ricorda “Con ciò sia cosa che l’animo umano in terminata possessione di terra non si queti, ma sempre desideri gloria d’acquistare, sì come per esperienza vedemo, discordie e guerre conviene surgere intra regno e regno.”
La pace, mi creda, non è ineluttabile, non lo è mai stata e mai lo sarà.
Baruch Spinoza, nel suo “Tractatus Politicus”, ci avrebbe avvertito che la pace è virtù, non assenza di conflitto prefigurando nella ragione e nell'autonomia degli individui le basi per una società meno conflittuale.
Quindi?
L’ineluttabilità del Suo divenire, Maestro, neutralizza la responsabilità morale dell’uomo, di ognuno di noi, nella costruzione della pace rendendola un dono del tempo e non un compito fragile da perseguire ogni giorno!
La pace non è ineluttabile: è ibridazione di una guerra sognata e non un sogno!
E’ però possibile sì ma solo se l’uomo la sceglie, la difende, la merita: non perché è scritta nel destino, ma perché è scritta nel cuore e può svanire come è svanita nei millenni se non la si coltiva.
La rosa di Nessuno. Salmo di Paul Celan
Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
……….
Mi creda Maestro se l’uomo non si riappropria del proprio destino, non sarà a venire la pace ma il silenzio del giorno dopo!
“Qu’est-ce qu’un homme révolté ? Un homme qui dit non. Mais s’il refuse, il ne renonce pas: c’est aussi un homme qui dit oui, dès son premier mouvement. Un esclave, qui a reçu des ordres toute sa vie, juge soudain inacceptable un nouveau commandement” (Incipit “L'Homme révolté. Essais” di Albert Camus - 1951).
Con osservanza!
Salvatore A. Polimeno
Generale D. (Ris.) dell’Esercito Italiano
Autori citati o consultati
Filosofia:
• Immanuel Kant, Per la pace perpetua (1795)
• Jean-Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo (1946)
• Albert Camus, L’uomo in rivolta (1951)
• Baruch Spinoza, Tractatus Politicus (1677)
• John Rawls, Il diritto dei popoli (1999)
• Martha Nussbaum, Le emozioni politiche (2014)
Storia e politica:
• Edward H. Carr, The Twenty Years’ Crisis: 1919 - 1939 (1939)
• Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Manifesto di Ventotene (1941)
Poesia e letteratura:
• Dante Alighieri, Paradiso, Canto III e Purgatorio, Canto VI
• Paul Celan, La rosa di nessuno (1963)
• Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi (1923)
• Mariangela Gualtieri, Le giovani parole (2015)
Geopolitica contemporanea:
• Analisi dei conflitti in Ucraina, Gaza, Sudan, Myanmar, Etiopia, Yemen (fonti: ONU, Human Rights Watch, International Crisis Group)
• Leadership e visioni di Vladimir Putin, Donald Trump, Benjamin Netanyahu (fonti: discorsi ufficiali, analisi geopolitiche da Foreign Affairs, Le Monde Diplomatique, The Economist)
Autore: Salvatore Antonio Polimeno
Lettera per Roberto Benigni. Lettera 308.
Celebrità > R > Roberto Benigni > Lettera 308 > scrivere