Lettera per Sergio Castellitto

Lettera aperta di palma sergio a Sergio Castellitto
“Racconto autobiografico”

25 dicembre 2019,

Buongiorno Sergio Castellitto, Salve, sono Palma Sergio, Maresciallo dei Carabinieri in pensione.vorrei inviarle per una eventuale valutazione un racconto autobiografico di una lunga indagine di mafia.

Un pomeriggio assolato, nel profondo sud, lungo la strada polverosa che unisce il capoluogo provinciale ai paesi della costa jonica, una pattuglia di Carabinieri a bordo della loro Alfa Romeo Giulia 1.6 di colore blue, si era posizionata nei pressi di uno spiazzale all’ombra di un gigantesco albero di eucalipto. La pattuglia riparata dal cocente sole cercava refrigerio a causa del caldo afoso. A poche decine di metri dall’albero sotto il quale la pattuglia si è riparata, un bar ospitava i pochi ragazzi del quartiere, seduti sulle poche sedie con il telaio in metallo e la seduta di filo di plastica o sul muretto di confine tra la proprietà del bar e quella di un’officina meccanica dove si riparavano ogni tipo di motore a scoppio. Alcuni ragazzi osservavano, incuriositi i militari, facendo battute “ ti vengono a prendere…, si tua madre prendono. Tra quei ragazzi , Nicola, dagli occhi e capelli corvini e dal carattere dominante, si era auto nominato capo. Il traffico su quelle strade era debole. Ma dopo l’iniziativa dei ragazzi del bar, diventò quasi assente. Nicola, alzandosi di scatto da una sedia ordinò ad un suo compagno di pochi anni più piccolo di andare al negozio di generi alimentari posto a poche decine di metri e di recuperare un cartone. Avuto il cartone lo strappò facendone un quadro. Chiese al meccanico di motori a scoppio un poco di olio bruciato. Ed immergendo il dito indice nell’olio e scrisse sul cartone - ATENSIONE CARABBINIERI A 100 MT.
Fatto questo si posizionarono con il loro cartello a debita distanza dalla pattuglia. Da quel momento quasi tutte le vetture deviarono la loro marcia su strade intersecanti la provinciale. Alcuni automobilisti, si fermarono a ringraziare, dando ai ragazzi seduti nel pressi del cartello, delle monetine.
Quando l’emergenza Carabinieri finì, Nicola ed il suo gruppo tornarono al bar per spendere i pochi spiccioli ricavati dall’avviso. Giocarono a calcio-balilla bevendo gassose e mangiando ghiaccioli. Logicamente i soldi erano rigorosamente gestiti dal capo, Nicola.
All’interno del bar, seduto ad un tavolino come tutti i giorni dopo pranzo, PISANÒ Cosimo il boss del paese che degustava la sua solita granita di caffè.
Al Boss piacque l’iniziativa di quel ragazzo con canottiera e pantaloncini tenuti su da due bretelle delle quali una sempre caduta dalla spalla. Con un gesto della mano destra, Pisanò chiese al proprietario del bar informazioni sul piccolo capo di quel gruppo di monelli in canottiera. CAIONE Salvatore, proprietario del bar avvicinatosi al tavolino del Boss, gli sussurrò nell’orecchio: “ si chiama Nicola è figlio di Turina e Piero “lu mundatore” (mondatore).
Al boss, piaceva quel ragazzo e lo tenne d’occhio per molto tempo osservandolo e facendoselo amico. Di tanto in tanto gli offriva una gassosa o qualche gettone per il calcio-balilla. Il Boss, cominciò a “corteggiare” anche il padre di Nicola, ma non essendo Piero frequentatore di bar, lo avvicinò affidandogli prima la pota dei suoi ulivi e successivamente quelli di proprietà di amici e di amici degli amici. Quell’anno Piero ebbe tanto lavoro da dover chiamare nella propria squadra di potatori gente nuova, logicamente, suggerita dal boss. (CONTINUA)

Autore: palma sergio

Lettera per Sergio Castellitto. Lettera 36.

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