Lettera per Walter Veltroni
Lettera aperta di Mauro Fondi a Walter Veltroni
“Una storia di altri tempi”
14 aprile 2020,
Buongiorno Walter Veltroni.
Mi presento, mi chiamo Mauro Fondi e vivo a prato in toscana, ho 62 anni, sono sposato e ho due figli (grandi).
Mi resta difficile comunicare con qualcuno dandosi del "lei" non ci sono abituato, nel mio mondo ci si da tutti del "tu".
Ti scrivo perché vorrei proporti la lettura di un libro. Si tratta di una storia vera tra la seconda metà dell'800 e la prima del '900. Il protagonista è Angiolino. Per varie vicissitudini che sono raccontate nel libro, rimase orfano di entrambi i genitori alla tenera età di circa due mesi. Ultimo di sette fratelli (tre fratelli e tre sorelle) fu affidato ad un orfanotrofio di Pistoia detto il "baliatico" poiché c'erano le balie. i fratelli e sorelle furono invece distribuiti i vari istituti a seconda dell'età e del sesso. Inizia così l'avventura alla sua vita. Convito di essere solo al mondo, figlio di chissà chi e abbandonato all'orfanotrofio e ignaro di avere tre fratelli e tre sorelle. Come spesso succedeva allora, fu preso in affidamento da un contadino dell'appennino, per lavorare nei campi e badare alle bestie (principalmente pecore). Da lì fuggì dopo circa due anni per seguire un signore che vendeva bigiotterie e varie altre cose, e si trasferì a castiglion della pescaia. Il suo compare però non era molto rispettoso della legge e presto fu arrestato per contrabbando. Angiolino fu allora affidato al capitano di una nave e sua moglie. Angiolino soffriva però il mal di mare e non poté rimanere con loro. Trovò lavoro nella costruzione del traforo del sempione dove si trasferì e rimase fino alla chiamata alle armi. Appena arruolato fu spedito in Libia dove rimase 30 mesi. Richiamato, con il suo battaglione, per conquistare il castello di Gorizia. Partecipò all'assalto del 6 agosto 1917 e fu uno dei pochi sopravvissuti. Dopo aver passato del tempo in ospedale militare in seguito ad una ferita, si trovò coinvolto nella disfatta di Caporetto. Fu catturato e inviato in un campo di lavoro a Chemnitz in Sassonia. dove rimase fino alla fine della guerra. Rientrato in Italia gli fu assegnato il compito di servizio di vigilanza nella ricostruzioni. Infine fu congedato. Non sapendo dove andare in quanto non aveva una Famiglia, si aggregò ad un amico commilitone col quale aveva passato gli anni della guerra e si trasferì a Prato. Trovò moglie e nacquero due figli. I suoi fratelli e sorelle intanto si erano ritrovati dopo i collegi e stavano anche cercando Angiolino. Avevano scoperto molti dei suoi spostamenti ma le loro ricerche si erano arenate alla partenza per il servizio militare. Poteva anche essere caduto in guerra, quindi avevano quasi abbandonato le speranze e si erano messi "l'animo in pace" ma... il destino ha molta più fantasia degli uomini.
Mi auguro che questo breve riassunto abbia stimolato la tua curiosità e che vorrai sapere come andò a finire.
Angiolino era mio nonno, il padre di mio padre, che (anche qui per una strana sequenza di circostanze) aveva un cognome diverso da quello dei suoi fratelli. Questa storia io l'ho scritta, raccogliendo il racconto di mio padre e mia zia e altre ricerche in polverosi archivi statali e ecclesiastici, (Angioino morì ne ' 63 quando io avevo 5 anni) prima di tutto per non perderla, poi spinto dai vari parenti, discendenti dei fratelli e sorelle, abbiamo pubblicato un libro che si intitola " Angiolino, si doveva chiamare Benedetti" e sarei immensamente felice di spedirtelo perché tu lo possa leggere. Poi chissà, magari ne potrebbe anche uscire una produzione cinematografica!!
Mauro Fondi
Autore: Mauro Fondi
Lettera per Walter Veltroni. Lettera 46.
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Buongiorno Walter Veltroni,
C'era 4 anni, da mauro fondiprovo a contattarla per proporre una storia vera che ho raccolto e scritto in un libro. Si tratta della vita avventurosa di un signore (Angiolo) tra la seconda metà dell'800 e la prima del '900. Angiolo era l'ultimo si sette fratelli e sorelle che rimasero orfani di entrambi i genitori quando Angiolo aveva solo 2 mesi. Cresciuto in orfanotrofio convinto di essere solo al mondo, figlio di chissà quale prostituta, verso i 12 anni fu dato in affidamento ad un contadino dell'appennino tosco-emiliano, dal quale fuggì per seguire un tipo che vendeva porta a porta tabacchi e bigiotterie varie e si trasferì a Castiglion della Pescaia. Il tipo fu arrestato per contrabbando e Angiolino fu dato in affidamento al capitano di una nave. Purtroppo soffriva terribilmente il mal di mare, il capitano quindi lo affidò ad un suo amico che lo portò a lavorare alla costruzione della seconda galleria del Sempione dove rimase fino alla chiamata alle armi. Fu spedito in Libia e dopo due anni e mezzo a Gorizia. Ferito alla testa dalla scheggia di una bomba e dopo la convalescenza, tornò in caserma e poco dopo rimase coinvolto nella disfatta di Caporetto. Fuggì con alcuni suoi commilitoni ma fu catturato e inviato in Germania (a Chemnitz) in una miniera di carbone dove rimase fino alla fine della guerra. Tornato in Italia iniziò finalmente una vita "Normale". tutto questo mentre gli altri suoi fratelli e sorelle lo stavano cercando, ma avevano perso le loro speranze. La famiglia riuscirà infine a ritrovarsi solo grazie ad un mendicante. La storia e veramente accaduta, me la hanno raccontata Gli stessi figli di Angiolino.
Qualcuno dopo aver letto il libro ha detto che sarebbe molto bello un film, o addirittura una serie televisiva.
Se può sembrare interessante posso inviare il libro.
Spero vivamente di una risposta, anche solo per dirmi che non interessa e che si tratta di una storia "banale" e non merita di essere letta. Sarebbe già molto. Ho inviato a diversi personaggi più o meno "famosi" ma nessuno si è mai degnato di rispondermi. Forse perché io non sono "famoso".
Grazie infinite.