Lettera per Gabriele Muccino

Lettera aperta di Edoardo Giamboi a Gabriele Muccino
“Un aiuto”

7 aprile 2024,

Buongiorno Gabriele Muccino,
mi chiamo Edoardo e sono un ragazzo di 20 anni che attualmente frequenta il corso di laurea in Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Le scrivo in quanto le vorrei sottoporre una "dolce riflessione", ma anche in quanto mi piacerebbe ricevere da lei, cortesemente, qualche consiglio. Ecco, vede, io credo che l'immaginazione sia una delle qualità più elevate e virtuose di cui l'essere umano è, in quale modo, pervaso ed intriso, e che sviluppa dalla più eterna età; per esperienza diretta, mi ricordo che quando ero piccolo contavo le ore che mi separavano dal fine settimana, che avrei trascorso sicuramente in compagnia di qualche amico all'insegna della stessa fantasia che, per quel che mi riguarda, ispirò gli stessi poeti ed i medesimi artisti che oggigiorno studiamo all'interno dei libri scolastici: in questo senso ogni bambino, ogni uomo, è in qualche modo artista o poeta. Un giorno, però, questa mia dolce fantasia che mi ha sempre traghettato dal principio della mia esistenza sino ad oggi, al momento in cui le ho deciso di scrivere (forse un po' intimorito, ma non dovrei dirlo), incontrò il Cinema, e ne rimasi come folgorato; per me fu quello il mio primo vero amore, che non avrei mai dimenticato! Era come se avessi visto una fanciulla dalle sembianze quasi ineffabili, e ammetto che ancora oggi stento ad esprimere cosa sentì in quel momento, perché come ci insegna la poesia, la parola, ahimè, incontra un grosso limite laddove ciò che sentiamo si manifesta in modo così prorompente, come il mio caso, all'interno del nostro cuore, in una sorta di enorme esplosione di espressioni, nelle quali convivono il Cinema di Rossellini, di Sergio Leone, di Pasolini, di Germi, sino a giungere a Scorsese, Spielberg, Tarantino, Stone, e così via. Il Cinema per me è sempre stato come una sorta di "religione civile", che mi consentisse di sognare quel che io volessi, ciò che desiderassi essere; ma soprattutto, ciò che mi ha sempre affascinato è l'iniezione di quel che più puro può avere un uomo nella sua vita, al di là dei conflitti che purtroppo spesso ci dividono: le emozioni. Il Cinema può cambiare veramente il mondo, ne sono sicuro, può trasmettere felicità, paura, mistero, tristezza ma, soprattutto, speranza; e proprio in virtù di quella filosofia di cui è intrisa quest'arte, io, vorrei un giorno diventare un regista: esattamente come grandi uomini prima di me, vorrei suscitare il riso, la paura, la gioia, la rabbia, la speranza alle persone! Credo che non esista niente di più nobile al mondo. Questo è un sogno che covo da molto tempo oramai, e le vorrei chiedere gentilmente se mi potesse dare qualche consiglio. Ho scritto pure dei soggetti con storie che ritengo tutto sommato valide, ma ammetto che non so bene da dove iniziare, non ho prospettive sotto questo punto di vista; ma di una cosa sono certo: voglio imparare e sono disposto a qualsiasi cosa pur di coronare il mio sogno; dico sovente a dei miei amici che sarei disposto perfino a "portare pure i caffè gratuitamente" pur di vedere una cinepresa reale a pochi centimetri di distanza per poi, magari, poterla segretamente sfiorare. Quindi mi chiedevo: ha qualche consiglio da dispensare ad un giovane idealista come me? Gliene sarei profondamente grato, probabilmente per sempre.
Ciò è quanto le volevo dire, spero di non essere stato eccessivamente prolisso, e la vorrei da principio ringraziare per il gentile tempo che ha speso sinora a leggere quanto io ho deciso di scriverle, anche se so, purtroppo, di non aver usato le parole giuste, come spesso accade quando l'emozione straripa dal cuore. Con quest'ultimo rigo le vorrei gentilmente inviare un dolce augurio di una buona giornata.
Grazie mille, Edoardo.

Autore: Edoardo Giamboi

Lettera per Gabriele Muccino. Lettera 106.

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