Lettera per Paolo Sorrentino
Lettera aperta di anonima a Paolo Sorrentino
“La mia storia”
2 febbraio 2020,
Buongiorno Paolo Sorrentino,
le scrivo per raccontarle la mia storia. Sono nata in una famiglia benestante della periferia di Roma, con due genitori separati in casa, due caratteri nevrotici e io in mezzo ad ogni loro litigio... colpevolizzata perchè come figlia, il loro ego non era più "al centro". A causa dell' educazione rigida, cercando di controllarmi in ogni scelta, dalla musica che potevo ascoltare a quello che potevo mangiare, iniziai ad avere problemi di relazione con gli altri bambini. Mio padre, che mi aveva avuto in età avanzata, era un conservatore e ossessionato dal genio matematico... esaltando la mia compagna di classe che era piuttosto dotata, mi chiedeva continuamente perchè non fossi così brava e si arrabbiava, non accettando che avessi un tipo di intelligenza diversa (artistico -umanista). Mia madre mi denigrava spesso agli occhi delle altre madri per sentirsi accettata, visto che si sentiva responsabile del mio "fallimento sociale". Anche le allergie croniche non mi davano pace. Da bambina ho sublimato questo stress rinchiudendomi e isolandomi a studiare, tra lo studio del pianoforte e a scuola fino a raggiungere i massimi livelli, fino a prendere la borsa di studio alla normale di Pisa in matematica, e vincendo i concorsi musicali, con cui a 13 anni ho comprato una batteria per suonare il rock che tanto detestavano. Avevo sempre un aspetto trasandato a scuola e sono sempre stata emarginata per questo, e al liceo ebbi la fortuna di stare in una classe "particolarmente dotata" anche se le gelosie erano all'ordine del giorno. Le mie evasioni, dalle elementari al liceo, erano scrivere storie e fare film che riscuotevano discreto apprezzamento. Volevo assolutamente fare regia, ma mio padre mi impose di scegliere una laurea stem. Volevo riscattarmi in ciò che non ero brava per ottenere la sua approvazione, così scelsi una prestigiosa università privata in inglese, dove a causa del controllo sociale della upper class, prima sono riuscita a gestirmi molto bene e a trasformarmi in una specie di attivista ben voluta, poi per lo stress sono crollata e ho iniziato a sentirmi molto male fisicamente. Ho perso molti chili perchè mi forzavo a non mangiare per non sentirmi male. Dopo un anno di semidigiuno forzato ho iniziato a migliorare, anche se gli esami matematici non riuscivo più a passarli e le rette universitarie iniziavano a pesare sulla mia famiglia che intanto stava passando un periodo economicamente difficile. Oltre al controllo sociale, ero arrabbiata con gli illustri professori, perchè ci facevano studiare solo i modelli matematici applicati all'economia (che spesso non funzionavano) e non davano risposte reali ai problemi, disprezzando la filosofia e ignorando il fatto che l'economia si riferisca a una scienza del comportamento umano. Inoltre, non capivo perchè la mia migliore amica, che veniva da una famiglia di camerieri non avesse le mie stesse opportunità (le borse di studio non coprivano tutta la retta) e nonostante ciò fosse molto più felice di me. Mi incazzavo quando lavoravo con i burocrati di sinistra che studiavano la povertà dei giovani in alte fondazioni politiche e pretendevano di non pagarmi nemmeno un rimborso spese. Mi misi l'anima in pace, tornai a casa dai miei genitori a finire gli ultimi esami con calma. In quel frangente, una notte mi contattò un ragazzo sui social che mi avrebbe cambiato la vita: era un giovanissimo musicista famoso che si innamorò di me, mi spiegò la mia situazione familiare, mi disse che in realtà mio padre si sentiva in competizione con me, e mi fece scoprire le mie qualità musicali. Partimmo in tournèe nei weekend in giro per l'italia e conobbi un sacco di cantanti famosi e manager che mi dissero che avevo possibilità di sfondare nel settore. La convivenza non fu facile, era un artista istrionico con tutti gli eccessi del caso... possessivo, con delle inclinazioni strane e amava la sua "dolce vita" di ozii e sregolatezze... ma brillante e carismatico... molto simile a mio padre... ma ero innamorata e non mollavo. Iniziai a fare molti chilometri in macchina, tra il mio nuovo lavoro da economista che ottenni con le mie forze, con grandi economisti famosi per sconfiggere la povertà, e le sue tournèe nel weekend... avevo solo 23 anni. Lo vedevo sempre di meno a causa del lavoro e lui mi chiese di lasciare il lavoro per finire gli studi... forse era solo una scusa perchè non si sentiva al centro delle mie attenzioni. Quando lasciai il lavoro, lui mi lasciò e si mise con mille altre donne, sistemandosi con una ricca ereditiera scrittrice. Io sconfortata e con la mia bassa autostima, conclusi gli studi e iniziai a lavorare al recupero crediti, soffrendo ad ogni email per le ingiustizie del capitalismo e per la mia stessa omertà di sopravvivenza, solo per guadagnare e investire tutto nella mia carriera di musicista compositrice con l'intelligenza artificiale... e ora che sono a questo punto mi chiedo... diventare famosa sarà solo una scusa per riconquistarlo?
Autore: anonima
Lettera per Paolo Sorrentino. Lettera 164.
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