Lettera per Paolo Sorrentino
Lettera aperta di Kiri a Paolo Sorrentino
“Papa”
15 maggio 2025,
Caro Sorrentino,
ho guardato The Young Pope con un’attenzione che raramente concedo. Ho visto arrivare sulla scena un personaggio che sembrava finalmente nuovo. Non redimibile, non spiegabile, non da compatire. Un pontefice giovane, feroce, intatto.
Non ho pensato “che ferita avrà?”, ma “che forza ha trovato?”
Per una volta, non era la sofferenza a renderlo interessante. Era la sua lucidità. La capacità di dire “no” senza tremare. La solitudine come stato sovrano, non come trauma irrisolto.
Poi, però, tutto ha preso una piega familiare.
Il dolore, la madre, il vuoto, il coma, la resa.
E quel personaggio che poteva diventare il primo non-psicanalizzabile, è stato riportato sotto il giogo di ciò che il cinema conosce troppo bene: la spiegazione del male attraverso la mancanza.
Non mi arrabbio perché lo hai reso fragile.
Mi arrabbio perché hai rinunciato a credere che potesse non esserlo.
Perché ci hai restituito un papa spiegabile — e quindi inoffensivo.
Io volevo un papa che non crollasse.
Non per rigidità. Ma perché aveva già attraversato tutto.
Uno che fosse diventato padre non perché gli mancavano i genitori, ma perché non gli mancavano più.
So che esistono.
So che a volte resistono in silenzio nei margini delle narrazioni.
E io, come spettatrice, ne ho bisogno.
Con stima e rabbia fertile
Autore: Kiri
Lettera per Paolo Sorrentino. Lettera 460.
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