Lettera per Ferzan Ozpetek

Lettera aperta di Vittorio Perfetto a Ferzan Ozpetek
“Giudizi e pregiudizi”

23 ottobre 2024,

Buongiorno Ferzan Ozpetek,

Buongiorno signor Ferzan. Faccio parte di un gruppo che si chiama Amici dei libri. Siamo una trentina di componenti attivi su una quarantina di aderenti. Non è un circolo letterario, perché non abbiamo voluto fare una cosa esclusiva, ma inclusiva. Infatti, ne fanno parte persone di varie professionalità (non mi piace parlare di strati sociali): dalla cuoca all’insegnante, dallo psicologo al giornalista, dallo studente al disoccupato maturo e genitore, all’avvocato. E così via. Ci riuniamo una volta al mese in una libreria del centro. Lo scopo è ridare vita al libro e coinvolgere più persone possibili. Ci incontriamo una volta al mese e decidiamo, tramite proposte, il libro da leggere in quel mese. Chi vuole propone un titolo, che poi viene messo sul nostro gruppo ####### come sondaggio e votiamo. In tre giorni si decide quale libro leggere. Il mese scorso ho proposto il suo romanzo CUORE NASCOSTO. È stato il più votato e abbiamo letto quello. All’incontro, però, ho dovuto fare quasi il suo avvocato difensore. In due abbiamo apprezzato molto, su otto presemti (siamo stati decimati dal Covid), mentre gli altri hanno stroncato il suo romanzo, definendolo con epiteti quali: scrittura infantile e superficiale, trama scontata e priva di emozioni. Un altro, addirittura, non lo ha finito, quasi schifato. Mi sono molto alterato, devo dire, perché sono stati tutti giudizi soggettivi, che volevano far passare per oggettivi. E mi sono posto alcuni interrogativi. Posto che ogni pensiero altrui va rispettato - quando non offensivo, soprattutto se si parla di qualcuno che non può difendersi, perché non è presente -, ho percepito qualcosa che non andava e capito in seguito: aleggiava un’ombra di omofobia. E questo mi ha fatto riflettere sull’identità di questo gruppo, dove facciamo, apparentemente, tutti gli amiconi, ma, in fondo, ci sono persone classiste e per niente inclusive. Veniamo alla mancanza di emozioni: lei ha descritto tre personaggi donne e un uomo - quest’ultimo quasi come un sogno, svanito troppo presto -, che a me hanno trasmesso enormi emozioni: ma più che i personaggi, le situazioni di questi protagonisti. Infatti, una delle mie tesi difensive era proprio questa: cioè che lei, signor Ferzan, non si è soffermato su una descrittività maniacale ed esasperata dei particolari fisici dei protagonisti, ma li ha inquadrati dalla prospettiva caratteriale, attraverso la descrizione semplice di alcuni tratti. Infine, la scrittura, ritenuta “superficiale e infantile”: devo confessarle che il libro l’ho letto in un giorno, ma perché scorrevole e emozionante. E la storia mi ha preso e, quindi, volevo vedere sempre come andavano a finire le varie situazioni. Così, pagina dopo pagina, sono arrivato alla fine. Di un romanzo che, per come la vedo io, ha la giusta dimensione e non ti costringe a sorbirti 350 pagine di descrizioni inutili e minuziose. Lei ha saputo descrivere tratti e personaggi con poche linee, senza annoiare. Le ho scritto questa lettera, che spero leggerà, non per fare il critico letterario da quattro soldi, ma perché - se sarà così gentile - mi aiuti a capire se sono io troppo infantile, se lei, come scrittore, non risponde agli standard del pubblico di oggi. Ogni libro costringe, chi lo scrive e chi lo legge, a guardarsi dentro. Poi mi sono documentato e ha letto dove e a chi lei si è ispirato per i personaggi. E da lì ho risolto - e ho rigettato la “superficialità” su chi l’accusava di questo - che prima di esprimere giudizi, bisogna ben documentarsi. Avrei piacere se si esprimesse su quanto ho esposto, per capire se sono una persona alla quale piace il superficiale, oppure se gli altri non sono andati - forse mossi da pregiudizi - al di là della copertina di questo splendido lavoro del quale, spero un giorno, lei possa farne un film.

Autore: Vittorio Perfetto

Lettera per Ferzan Ozpetek. Lettera 173.

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