Lettera per Michele Riondino
Lettera aperta di Salvatore Albano a Michele Riondino
“Lettera di un tarantino.”
12 ottobre 2023,
Buongiorno Michele Riondino, son un tarantino come te, mi chiamo Salvatore Albano, sono stato, per lavoro, circa 30 anni lontano da Taranto, ed anche negli anni bui della nostra città (anni '90) ne ho sempre parlato bene, lottando contro tutto e tutti, persino tarantini fuori sede, per affermare la bellezza e la fortuna di esserci nato ed ora, in pensione (ho circa 68 anni), ci sono tornato per poter smettere, felice, la mia vita. Sono un ex ispettore della Guardia di Finanza e nella mia carriera ho avuto parecchie soddisfazioni personali: ho prestato servizio e poi comandato, per 20 anni (dal 1982 alla fine del 2021), il Reparto GdF. di Castelvetrano (TP), in zona quantomai mafiosa, ho vissuto tutta la preparazione del Maxi-processo alla mafia, ho avuto l'onore di lavorare per Paolo Borsellino nel periodo in cui è stato Consigliere (PM capo) della Procura della Repubblica di Marsala, da cui dipendeva territorialmente Castelvetrano; mentre prestavo servizio in Sicilia, lasciando moglie e figli da soli, ho prestato servizio (in missione), a Milano, con un Gruppo Operativo del Comando Generale della GdF., costituito ad ok ed operante per circa un anno tra il 1992 e 1993, per collaborare la Procura di Milano in alcune specifiche indagini di Tangentopoli, in quel periodo sono stato anche a Bergamo. Poi ho vissuto a Palermo, Roma, Cuneo, Bari e finalmente la mia città dove ho chiuso la carriera. Perché ti ho riassunto la mia vita professionale, per farti percepire come abbia avuto molteplici esperienze e conoscenze di altre città oltre la nostra meravigliosa nostra Taranto (il Ponte di Pietra l'ho passato davvero, come te). Andando via da essa nel 1982, tanti anni fa, per ritornarci, fortunatamente, dopo circa 30 anni (non ho mai pensato di restare in un altro posto che non fosse Tard Nuestr), ho avuto la possibilità di vedere, con occhi vivi, non assuefatti al diuturno vivere cittadino, i molteplici cambiamenti avvenuti e la città lasciata ai primi degli anni '80 l'ho trovata completamente rinnovata, vogliosa di svilupparsi, consapevole delle sue preclari negatività ma con presa d'atto delle proprie peculiari positività. Ed allora, quale contraltare, sono iniziati i miei guai interiori, del puro tarantino che conosce la "ratio" della nostra bellezza, poichè sono stufo di continuare a leggere soltanto di Italsider-Ilva, continuare a vedere films che parlano di Italsider-Ilva, continuare a vedere intellettuali e giornalisti che scrivono migliaia di pagine su Italsider-Ilva e non vedo uno, dico uno, che vada in televisione o in altri luoghi della comunicazione che affermi, sfacciatamente, come fanno altri che non lo meritano quanto noi, che Taranto è bellissima, che Taranto ha storia da rabbrividire, che Taranto ha un Museo dei più belli e importanti d'Europa, che Taranto ha un mare bellissimo, cristallino, con spiagge bianche da far invidia a tutto il Salento, di cui costituiamo la porta d'ingresso, che abbiamo enogastronomia e bellezze tali da far cantare poeti come la nostra grande Alda Merini, da far parlare in modo meraviglioso lo scrittore romano Roberto Gervaso (""Non ho avuto la fortuna di nascervi, ma ci vorrei morire"), da far esplicare bellezze infinite da parte dell'ancor più grande poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini, e che ha spinto il meraviglioso Orazio, in una delle sue più belle odi (II.6), a dichiarare """Quell'angolo di mondo a me più di ogni altro sorride""". In verità un solo giornalista (Angelo Mellone) attualmente lo sento parlare con colori di bianco e nero (molto più bianco). Il siderurgico non appartiene a Taranto, l'acciaieria è una proprietà nazionale regalataci dall'insulsa politica di sempre, noi abbiamo altro, noi siamo i padroni di un paradiso terreno che ci è stato, in parte, sottratto dalla politica che ha sempre avuto un'unica, indelebile, inequivocabile "missione" ... la gestione del marcio, peraltro con il cogente e indefettibile problema di spostare la "merda" (scusa) al sud. Ed allora ricordiamo alla gente dei grandi passi fatti dalla nostra città: siamo continuamente location di films, serie tv e video che inquadrano le nostre bellezze, a Malaga solo due anni fa siamo stati riconosciuti primi nel premio globale dei luoghi scelti da crocieristi, gli americani ci hanno scelto per il nostro mare e lungomare per il SailGP, gara mondiale di catamarani veloci, siamo stati scelti, primi in Italia, per l'effettuazione dei Giochi del Mediterraneo 2026 e potrei scrivere di tanto ancora. La gente di Taranto vive le problematiche di tutta l'Italia e non è, come vogliono far apparire, la città più inquinata del paese, per come emerge dalle chiare e specifiche classifiche, ma chi sta in alto non viene indicata dai media: è Taranto che fa cassetta. Ho una grandissima stima di te, ho comprato tutti i tuoi album perché sono un coacervo di poesia, ho visto e rivisto "Il giovane Montalbano" perché posseggo tutti i libri di Camilleri ed ho fatto l'ufficiale di pg e pt proprio in quei luoghi (e mi chiamavano Montalbano in ragione del mio cognome Albano), però ora vorrei sapere (prima di andarlo a vedere alla fine di novembre e ci andrò sicuramente), ma il tuo film "Palazzina LAF" spinge a comprendere il cancro affibbiatoci dallo Stato per poi far comprendere come Taranto sia un'altra cosa o è l'ennesimo film che si traduce nel parlare delle brutture e problematiche della città, dimenticando tutto ciò che di meraviglioso abbiamo nel nostro paradiso? Nel giro di presentazione del films utilizzerai le parole giuste per far percepire la distanza che oggettivamente è radicata dall'insito carattere dei nostri luoghi e la perfida industria. Parafrasandoti "Ci vorrebbe un miracolo" per far emergere la necessità di comprendere, con l'utilizzo del semplice "grano salis" del buon padre di famiglia, quando sia capiente il male dell'Ilva per la nostra città e i cittadini e incapiente per le peculiari bellezze, anche e soprattutto dal punto di vista umano? Ciao Michele, vorrei conoscere la tua.
Autore: Salvatore Albano
Lettera per Michele Riondino. Lettera 13.
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Buongiorno Michele Riondino, sono Salvatore Albano, scrivo questa mia ulteriore lettera solo per chiederti scusa dell'infelice utilizzo della parola coacervo in relazione alle stupende canzoni scritte da te. Nello scrivere di getto ho sbagliato l'uso di questa parola, che intendevo accomunare nell'accezione positiva di "album pieni di sola poesia". Scusami, mi sono comportato da ignorante e subito dopo aver letto la lettera mi sono accorto della "minchiata" profusa. Ciao Michele.
C'era 2 anni, da Salvatore Albano