Lettera per Michele Riondino
Lettera aperta di carla minieri a Michele Riondino
“I lavoratori, anche della scuola”
25 gennaio 2025,
Buongiorno Michele Riondino,
innanzitutto esprimo la mia ammirazione per il tuo impegno sociale e politico, in un'epoca in cui sembra che il cinema italiano abbia saputo e sappia produrre soprattutto storie intimistiche ed introflesse, oppure commedie che fanno ridere per far ridere (non ho nulla in contrario, in sé, ma se è solo questo…).
Sono una docente di scuola superiore a Roma, in un quartiere di periferia (Primavalle) in cui sono giunta per caso e poi rimasta per scelta, senza chiedere trasferimenti verso le più blasonate scuole del centro, in cui si immagina di avere più soddisfazioni professionali, studenti più motivati con cui dispiegare percorsi più appaganti. Pur essendo nata nel borghese quartiere Prati e avendo studiato nel famoso Liceo Mamiani, come docente sono rimasta qui, in periferia, per la caparbia convinzione che gli studenti culturalmente più svantaggiati abbiano diritto - esattamente come gli altri - a un apprendimento di qualità che nel mio piccolo cerco di fornire, senza sentirmi demotivata e frustrata né un'insegnante di serie B. I nostri ragazzi, lo sappiamo, appartengono a una generazione che si alimenta di social, un mare di autoinganni in cui ciò che viene restituito è una realtà a loro immagine e somiglianza, determinata da un algoritmo che seleziona i contenuti a seconda delle preferenze individuali: li uso anche io, e, solo per fare un esempio, il mondo mi appare fantasticamente (e rassicurantemente) pieno di persone dedite al benessere degli animali e di storie a lieto fine per la grande bontà e generosità del genere umano (sono stata e sono ancora una volontaria animalista): ma la realtà non è questa. La nuda realtà è invisibile. I conflitti, le tensioni, le brutture e i disagi sociali non emergono. I ragazzi vivono in un mondo virtuale che non solo trasforma le relazioni di comunità, ma soprattutto mina alle fondamenta l'esperienza della conoscenza, che è ancora più penalizzata in contesti socio-culturali come quelli dove insegno io, dove l'offerta culturale della famiglia è molto scarsa. Per questo, visto dalla mia ottica professionale, ammiro il tuo impegno di cui parlavo prima.
Nel microcosmo della scuola, nella nostra vita professionale, viviamo la stessa esperienza politica e culturale dell’esterno: i presidi trasformati in dirigenti, l'aziendalizzazione della scuola che si esprime nel linguaggio (i debiti e i crediti, l'open day), nei contenuti (l'enfatizzazione delle competenze rispetto alle conoscenze, l'enfasi sui "prodotti finali di realtà", la standardizzazione dei modelli di presentazione dei programmi, l'imposizione di un unico modello pedagogico calato dall'alto senza alcuna riflessione interna), nelle relazioni (i superpoteri dei Dirigenti Scolastici e il loro pesante intervento nella didattica, lo svilimento degli organi collegiali, le RSU che sono spesso gli stessi collaboratori della Dirigenza, la richiesta pressante ai docenti di diventare dei tuttologi e dei burocrati, l'emarginazione dei docenti dissenzienti e non allineati che, ad esempio, non accedono ai "bonus" assegnati unilateralmente dalla Dirigenza nell'ambito di una professione malpagata e con scarse possibilità di avanzamento di carriera). Ho fatto solo degli esempi di una realtà complessa che, in ogni caso, procede come il mondo esterno: verso il pensiero unico, l'omogeneizzazione dei comportamenti, l'asservimento dei lavoratori ai gruppi dirigenti e all'economia, la reificazione della coscienza. E non se ne può parlare.
Sarebbe bellissimo un film su questi contenuti perché ci riguardano tutti, giovani e meno giovani, dato che a scuola si formano i cittadini. E per molti studenti (sicuramente i miei) la scuola è l'unica offerta culturale a cui possono accedere.
Un abbraccio.
PS. Mi piaci anche come attore in sé: appartieni a quella schiera che sa rendere benissimo il personaggio, i suoi moti psicologici e i suoi pensieri, attraverso piccole espressioni del viso e del corpo, senza ricorrere a eccessi di alcun tipo: gli attori e le attrici che preferisco.
Autore: carla minieri
Lettera per Michele Riondino. Lettera 22.
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