Lettera per Gabriele Salvatores

Lettera aperta di carolina manfredini a Gabriele Salvatores
“Il segreto della badia”

25 settembre 2020,

Buongiorno Gabriele Salvatores,
le invio con piacere la mia idea, il titolo è IL SEGRETO DELLA BADIA, una storia vera di intrighi, spiritualità, simbologie religiose, poivertà e drammi moderni collegati al passato.
Carolina Manfredini


IL SEGRETO DELLA BADIA
SINOSSI
Sono i simboli che dominano
la sceneggiatura,
sono le immagini che raccontano,…
le parole sono poche.
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/424562/il-segreto-della-badia-4/
https://www.amazon.it/segreto-della-Badia-Celestino-contadino/dp/8892327380


Le scene ambientate in Abruzzo tra il 1900 e il
1970, nel versante interno della Valle del Sangro,
narrano le vicende umane , mistico-misteriose di un
Grotta di San Pier Celestino Eremo sant’ Onofrio Sulmona
uomo che è senza tempo- oltre il tempo Paolo di
Meris e della moglie Ornella. La storia dirada, nel
suo svolgersi, ogni dimensione materiale dell'
esistenza umana e si impone come storia dello
spirito. Lo spirito è quello celestiniano, umile,
fortissimo, eternato dal suo messaggio che
appare esclusivo, svincolato dai compromessi
umani, fedele solo al vero Vangelo, quello
della preghiera assoluta, eremitica,
monastica.
Il contesto immateriale e ultra-terreno è presente in
ogni scena, in tutta la narrazione. Il ragazzo del
1899 vive le due guerre, una esistenza a stretto
contatto con la natura incomprensibile maestra di
vita e il suo mulino ad acqua, gli amori istintivi
giovanili, vive tre vette dell' esistenza umana tre
dimensioni spirituali, la prima vetta, il
complotto ordito contro di lui da un’ amante
tradita la Baronessa Caldora,la gioventù dagli
impeti ispirati da Ovidio come impulsi quasi
ingannevoli, la reclusione in un carcere singolare
poiché ex convento sede dell’ ordine dei celestini a
Sulmona, realmente esistito e,
e tuttora presente nella città Peligna, Sulmona. Il
contatto con la straordinaria e intatta natura del
luogo Ovidiano, le immagini i suoni e i colori quasi
tristi e abbandonati nel silenzio della splendida
natura vera sovrana della spiritualità Celestiniana.
, della vegetazione e degli animali possiedono un
senso profondo, oggi scordato in nome della lordura
degli intestini delle città, in quanto simboli potenti,
immagini e fotografie che, mediante il linguaggio
cinematografico opportunamente esaltate possono
evocare significati insoliti, penetranti che non
potranno sfuggire allo spettatore, e lo affascineranno in modo eterno.
Sono i simboli che dominano la sceneggiatura, sono le immagini che raccontano, le
parole sono poche.
Il segreto della Badia Morronese rappresenta l' ascesa dello spirito a dimensioni spirituali perdute, soprannaturali e misteriose,
saggio coro di nostalgia delle cose sincere e per
questo desinate all' eterno.
La natura in Abruzzo
veicola profondi voragini e misteri in quanto
rappresenta- o potrebbe rappresentare - ancora oggi
il riscatto dell' umanità intera, che sceglie la
Salvaguardia dello spirito e della natura alla
sua soppressione per opera della modernità
inquinante- irrespirabile dal punto di vista
ambientale e spirituale. La Badia è tutto :
ambiente, natura e spirito che ritrovano una antica
alleanza oggi tradita . La vicenda si snoda in
parallelo, mediante un confronto di immagini
sospese tra epoche diverse, con le vicende terrene
del Santo del Morrone, fra Pietro Angelerio , papa
contadino salito per 107 giorni, nel 1294, al soglio
pontificio con il nome di Celestino V^ e il
protagonista Paolo di Meris anche lui
contadino-mugnaio, realmente esistito, che sale ad
una dimensione spirituale interiore straordinaria
grazie all' incontro-speciale, in carcere con un
templare Tonio Montsavage e con un monaco
misterioso che risulterà essere l' anima di
Celestino V^ materializzata davanti allo sguardo
sconvolto del contadino-carcerato Paolo di Meris.
Questo sarà il perno centrale anche di una
rivisitazione in chiave cinematografica.. Come San
Pier Celestino operò il Gran Rifiuto ai complotti della vita terrena- corrotta della Santa Sede
del tempo,e offrirà la sua vita alla preghiera,
morendo in
seguito a tale scelta poiché assassinato dai
mandanti di Bonifacio VIII suo successore al soglio
pontificio, cosi Paolo di Meris assumerà i tratti
dell' umanità che ancora come Bonifacio VIII
sceglierà la vita terrena consegnando alla
storia un' altro tipo di rifiuto- il rifiuto della
spiritualità non accetterà mai di salire la
vetta, metafora dell’ eremo Celestiniano di
Sulmona La storia si ripete, sempre in questo
circolo dannato. Celestino V^ è Santo abruzzese,
aquilano, venerato ancora oggi nella festa della
Perdonanza aquilana , famoso nel medioevo e poi
eternato dall' Alighieri per il gran rifiuto e per
la sua vicinanza ai templari francesi. Paolo pure è
famoso, tutti i contadini lo sono! Le scene dunque
si svolgono in un continuo riferimento al concetto
di tempo, a Ovidio, a un passato presente,
un mondo lontano quello dei templari e dei
monaci anacoreti
che sembrano sovrapporsi alla vita semplice dei
contadini di quella parte d’ Italia, sconosciuta e
forse per questo ancora oggi impenetrabile. Alla
vita semplice e faticosa di Paolo di Meris,
Inspiegabilmente attratto fin dall’ infanzia da una
immagine che lo attrae che poi si rivelerà essere
quella di San Pietro Celestino, si accosterà quella
del Santo , la sua grotta nell’ Eremo di Sant’
Onofrio a Sulmona. Questa sarà una rivelazione
anche per il protagonista che arrivato
ad un certo punto della sua vita, dopo i trascorsi
come sergente in due guerre sulle montagne del
Piave, la seconda vetta, raggiungerà sulla
Terza Vetta l’ ascesa dello Spirito, il vero senso
dell’ esistenza che rifiuterà di accogliere. La
Terza vetta l’ epoca conclusiva della vita, è evento
inspiegabile e misterioso , inaccettabile, una
rivelazione che non a tutti è concesso ottenere. Ma
rimane la sfida rifiutata, con lei l'uomo sempre
dovrà fare i conti. Salire sulla Terza Vetta è
operare una prodigiosa comprensione della realtà
terrena, rifiutare i compromessi in nome della
spontaneità della natura e dei suoi conflitti, prima
vetta dell’ esistenza, delle sue leggi e della sua
verità, superare i dolori e le miserie della guerra-
seconda vetta, fino a sapere che la modernità non
porterà nulla di buono in realtà culturali come
quella abruzzese poiché a lei antitetica. Ma come
può l' uomo rifiutare i compromessi? I trionfi della
tecnica, l’ avvento di un certo benessere, visibile
nella parte finale del film, non potranno mai
riportare l’ umanità intera alla Terza Vetta, fino a
quando la speranza del futuro non risiederà là dove
è nata, nel passato! E' il passato la chiave del
futuro, non il contrario. Non sfuggirà che la
realizzazione di questo film può, specie se a
puntate, costituire un rilancio economico
straordinario per la Regione Abruzzo, agevolando,
veicolando nell' immaginario socio-culturale un
ritorno ad una nuova spiritualità- identità oggi
offuscata da eventi non solo sismici ma molto più
terrificanti, come la peste polmonare in atto.

Manfredini Carolina. Strada Calvisano terza traversa 25016 GHEDI BRESCIA TEL.3398084946

Autore: carolina manfredini

Lettera per Gabriele Salvatores. Lettera 153.

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