Lettera per Carlo Verdone

Lettera aperta di FABIO PALLADINO a Carlo Verdone
“Mi vergogno,ma dopo 5 anni io ci riprovo!”

9 aprile 2020,

Buongiorno Carlo Verdone,

mi chiamo Fabio Palladino ed ho 67 anni (ben portati).Sono "un uomo di mondo" perchè vivo dal 1985 a Cuneo(Totò docet)
Ho trascorso metà della mia vita a Roma.Abitavo in via delle Fornaci e mi piace immaginare che tu la conosca.E' la strada che comunque collega San Pietro con il Gianicolo e Monteverde
Nel 2015 avevo contattato telefonicamnte tuo FRATELLO LUCA del quale ancora posseggo il numero di cellulare,ma che non ho mai più disturbato.In realtà lui fu molto cortese.Mi chiese solo come avevo fatto ad avere il suo numero.Mantenni però il segreto.Mi promise che mi avrebbe messo in contatto con te anche solo via mail.Aspettai tanto,inviai diversi whattshapp, gli fornii nome cognome telefono,informazioni su chi ero e dove lavoravo per fargli capire che aveva a che fare con una persona onesta, ma alla fine non ottenendo risposta, rinunciai perchè mi sentivo a disagio e non potevo tormentarlo più di tanto.Già quando mi decisi a chiamarlo ero emozionatissimo e la mia voce si interrompeva....non riuscii neanche bene a spiegargli cosa volevo...
Avevo scelto te perchè pur non avendo visto tutti i tuoi fiim avevo capito e non l'ho mai smesso di pensare che tu eri e sei la persona più idonea ad ascoltarmi:
ho dedicato 15 anni della mia vita a fare il pappagallo(battone lo trovo più appropriato) cominciando per gioco.La mia palestra da neofita è stata Piazza San Pietro.Il gioco si è trasformato in droga fino ad arrivare ad una tossicodipendeza.La droga era però una droga "sana" che mi aveva tolto dalla monotona vita di quartiere dove l'unico diversivo era la "bisca".Sono stati gli anni più spensierati della mia vita.Nessuno parla di questo mondo sotterraneo perchè tutti hanno pensato che fosse finito con l'epoca della dolce vita.Ho trovato un solo filmato (Settimana Incom Istit. Luce Cinecittà) risalente al 1964, ma in realtà io ed i miei amici battoni siamo riusciti ancora a salire su quel treno anche alcuni anni dopo.
Già da quando facevo il pappagallo insistevo che bisognava scrivere un libro o fare un film su questo pezzo di storia romana a molti sconosciuto.Non so se questo sia stato un segno,ma oggi ho scoperto casualmente questo sito e, proprio ieri,dopo tanti anni mi stavo facendo coraggio per fare un ultimo tentativo nel richiamare tuo fratello.In questi giorni di isolamento e di paura ho ripreso a scrivere la mia storia che non è quella di "Zanza" alias Maurizio Zanfanti La mia ha tutto un altro feeling.Mi piacerebbe raccontartela.
Un caro saluto

Autore: FABIO PALLADINO

Lettera per Carlo Verdone. Lettera 452.

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