Lettera per Paola Cortellesi
Lettera aperta di Luigina Baschetti a Paola Cortellesi
“Brava, brava!”
4 novembre 2023,
Che la Cortellesi fosse brava lo sapevamo.
Non sapevamo che poteva essere così brava da dirigere se’ stessa in un film di questo calibro. Eppure io non sono sorpresa.
Sceglie un argomento attuale e antico quanto il tempo: la condizione della donna nella nostra società.
Sceglie di usare la pellicola in bianco e nero, forse perché la storia è ambientata nel 1946, forse perché le situazioni che descrive sono piene di ombre, di cose non dette, di verità nascoste.
Sceglie di rappresentare i suoi personaggi sporchi, brutti e cattivi e attaccati alla vita come solo chi è sopravvissuto a una guerra può esserlo.
Erano tempi duri per tutti, ma per qualcuno di più, per le donne ancora di più.
Sceglie di camuffare i momenti più brutali del film - quelli in cui la protagonista viene picchiata dal marito in casa sua, con i figli nelle stanza accanto che sentono, che sanno - con un balletto surreale, sulle note di una canzone romantica.
Dapprima ho pensato che la regista volesse dare un po’ di leggerezza alla drammaticità di quelle scene ma poi ho capito. La danza, nelle società più arcaiche, ma anche oggi, accompagna i rituali che celebrano i momenti salienti della vita sociale.
Le botte che il marito da’ alla moglie -e che i figli e i vicini devono sentire - fanno parte del rituale che rafforza i ruoli all’interno della la famiglia e la rende stabile, immutabile.
Il vecchio padre infermo gli dice di non picchiarla tutti i giorni altrimenti la donna si abitua e le botte perdono di significato . Meglio colpi più duri ma non troppo spesso.
È un rituale, e ha le sue regole.
Sceglie di farci credere che sta per lasciare il marito per seguire il grande amore della sua vita e solo alla fine del film ci rivela in modo inaspettato, sorprendente e veramente commuovente, la decisione che stava maturando. Un gesto che avrebbe potuto cambiare le cose e dare un futuro migliore a sua figlia. Quel giorno veniva concesso per la prima volta nella storia del nostro Paese il voto alle donne.
E per votare si mette la camicetta nuova.
Poteva sembrare un film storico.
Poteva sembrare un film contro la violenza domestica sulle donne.
Poteva sembrare un film di costume.
E invece è un film che esalta il coraggio, il coraggio delle donne che possono cambiare il mondo.
Un tumulto di emozioni accompagna il finale, che travolge lo spettatore, lo prende per mano e lo porta a camminare assieme a tutte quelle donne verso la speranza.
E ci ricorda che non dobbiamo mai dare per scontato quello che abbiamo.”
Grazie Cortellesi.
Luigina Baschetti
Autore: Luigina Baschetti
Lettera per Paola Cortellesi. Lettera 127.
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