Lettera per Paola Cortellesi

Lettera aperta di Natalina Roberti a Paola Cortellesi
“Primavere silane”

16 giugno 2024,

Buongiorno Paola Cortellesi, ho visto il film "C'è ancora domani" due volte, tanto mi ha coinvolta emotivamente. Anche nel mio romanzo "Primavere silane", tra eventi che accadono dai primi del Novecento agli anni Settanta, si parla di donne (Cettina, sua madre, sua nonna), dei problemi relativi a tre generazioni diverse e delle loro primavere nei periodi degli innamoramenti.
Le vicende, come nei romanzi di Isabel Allende che assieme alle bellissime storie d'amore descrive le condizioni socio/politiche del Sud America, così nel mio libro sono riportati i modi di vita nel Sud Italia di quegli anni di famiglie abbienti e di contadini; di questi ultimi i riti, i rapporti col mondo della magia, il giorno di "festa" dell'uccisione del maiale, le tarantelle sui sagrati dei Santuari in occasione dei pellegrinaggi, definiti dallo storico GINSBORG "festival dei poveri".
Vi si accenna al periodo fascista lì vissuto, alla "primavera del grande sogno" che nel '49 vide i contadini di tutto il meridione combattere "finalmente insieme" per la conquista della terra e alla strage di Melissa in cui cadono colpiti alle spalle dalla celere diversi feriti e tre morti, tra cui una donna. E ancora: vi sono narrate la sommossa dei giovani nel 1970, presto sedata dall'arrivo dei carrarmati (caso unico in Italia dopo la Seconda guerra mondiale!) e da promesse politiche poi non mantenute, e storie legate ai fenomeni dell'emigrazione, del clientelismo e della "malattia" dell'individualismo. Vi si legge, nei confronti di quest'ultima e della secolare assenza dello Stato, l'accusa d'essere la principale causa del mancato sviluppo delle regioni meridionali, nonché l'invito ai giovani di muoversi affinché le cose cambino.

Autore: Natalina Roberti

Lettera per Paola Cortellesi. Lettera 281.

Un commento su questa lettera a Paola Cortellesi
  1. Buongiorno Paola Cortellesi, ho visto il film "C'è ancora domani" due volte, tanto mi ha coinvolta emotivamente. Anche nel mio romanzo "Primavere silane", tra eventi che accadono dai primi del Novecento agli anni Settanta, si parla di donne (Cettina, sua madre, sua nonna), dei problemi relativi a tre generazioni diverse e delle loro primavere nei periodi degli innamoramenti.
    Le vicende, come nei romanzi di Isabel Allende che assieme alle bellissime storie d'amore descrive le condizioni socio/politiche del Sud America, così nel mio libro sono riportati i modi di vita nel Sud Italia di quegli anni di famiglie abbienti e di contadini; di questi ultimi i riti, i rapporti col mondo della magia, il giorno di "festa" dell'uccisione del maiale, le tarantelle sui sagrati dei Santuari in occasione dei pellegrinaggi, definiti dallo storico GINSBORG "festival dei poveri".
    Vi si accenna al periodo fascista lì vissuto, alla "primavera del grande sogno" che nel '49 vide i contadini di tutto il meridione combattere "finalmente insieme" per la conquista della terra e alla strage di Melissa in cui cadono colpiti alle spalle dalla celere diversi feriti e tre morti, tra cui una donna. E ancora: vi sono narrate la sommossa dei giovani nel 1970, presto sedata dall'arrivo dei carrarmati (caso unico in Italia dopo la Seconda guerra mondiale!) e da promesse politiche poi non mantenute, e storie legate ai fenomeni dell'emigrazione, del clientelismo e della "malattia" dell'individualismo. Vi si legge, nei confronti di quest'ultima e della secolare assenza dello Stato, l'accusa d'essere la principale causa del mancato sviluppo delle regioni meridionali, nonché l'invito ai giovani di muoversi affinché le cose cambino.

    C'era 1 anno, da Natalina Roberti


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