Lettera per Ricky Tognazzi
Lettera aperta di APOLLONIA D'ARIENZO a Ricky Tognazzi
“Mi piacerebbe se lei realizzasse un film sulla mia vita ”
11 marzo 2021,
Buongiorno Ricky Tognazzi,
Sono Apollonia D'arienzo ,per gli amici Lola. Sono nata nel 1960 a Vietri sul mare, un piccolo ma grazioso paesino alle porte della costiera amalfitana
Ero una ballerina di danza classica.
A 19 anni aprii la mia scuola di danza classica
Agli occhi delle mie allieve ero una maestra piena d'amore ma allo stesso tempo molto severa .
Nel 1984 sposai il mio fidanzato storico . Abitavo a s. Pietro , una piccola frazione di Cava dei tirreni , in un appartamento che i miei mi avevano comprato. Vittorio nacque nel 1988 , era uno splendido bimbo molto vivace.
Avevo 37 anni quando una orribile malattia, la SLA, mi ha cambiato la vita. Ora, dopo 23 anni sono qui a raccontare le vicissitudini della mia vita. Vorrei lanciare un grido di speranza per quelli che versano nelle mie stesse condizioni e scuotere quanti sprecano la propria esistenza per
problemi banali
All'inizio della mia malattia scesi
a casa di mia
madre, con l'intento di ritornare a casa mia non appena mio figlio fosse rientrato dalle vacanze .
Mio marito mi confessò , quando la malattia si aggravo', che mi tradiva da prima del matrimonio e che voleva farmi assistere dalla sua amante. Perciò ci separammo e rimasi a casa di mia madre che era rimasta sola perché mio padre era venuto a mancare nel 1992.Quando scesi a casa di mia madre
mio figlio aveva 12 anni .
Fu molto dura per lui psicologicamente. Non poteva sopportare l'abbandono e per molti mesi si rifiutò di incontrarmi. Combattei per riaverlo ma ci fu una psicologa deputata dal giudice del tribunale di Salerno che stabilì che non potevo accudirlo perché ero disabile e che sarei morta di li a poco .
Ho subito molte ingiustizie perché lo stato, che si fregia di tutelare le fasce più deboli, in realtà protegge solo i forti e si arresta difronte ai giudizi della millantata normalità.
In quella occasione cominciai la mia battaglia in difesa di tutti i disabili ai quali viene negato il diritto di crescere i propri figli
Oggi posso con certezza affermare che non furono previste le conseguenze devastanti di quelle sentenze, diagnosi e terapie, di fatti io sono ancora viva . Se sono ancora qui è proprio grazie a mio figlio che, diventato uomo, si è riavvicinato a me. Oggi come allora
insieme al l'esenzione del ticket noi disabili siamo stati esentati anche da alcuni diritti che sono ovvi per tutte le altre persone. Così se la malattia mi ha rubato la possibilità di muovere gambe, braccia, di inghiottire, di respirare autonomamente, la legge allora mi tolse la possibilità di esplicare il mio ruolo di mamma e mi rubò la mia stessa casa e tutti quei ricordi che sono fondamentali per ogni essere umano.
Come un novello Prometeo anche io fui accusata di tracotanza non per aver disubbidito gli dei, come nel caso dell'eroe eschiliano, quanto piuttosto per aver osato sfidare una persona sana, e di aver messo alla prova se la fatidica frase che troneggia sulle aule dei tribunali "LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI" potesse essere valida anche per me. Noi disabili siamo come puri fantasmi inseriti, nostro malgrado, in una società dove conta più
l'apparire che l'essere
Sono la seconda figlia di Rosa de Marinis, che si vantava di essere discendente di una nobile famiglia di Cava dei Tirreni, e Giovanni D'arienzo che era un semplice professore di lettere, nativo di Vietri.
Si sposarono nel 1955 e andarono ad abitare in una vetreria di Vietri.Nacquerotre figli da quella unione
La mia infanzia è stata bellissima. Avevamo una piccola edicola a Vietri che mio nonno Raffaele aveva comprato nel lontano 1910, intestandola alla moglie. Ricordo il nonno, era alto e magro, di poche parole, un po'austero, gran lavoratore. Mori nel 1969 all'età di 89anni. Non ho conosciuto mia nonna Marianna perché è venuta a mancare nel 1946 quando ancora non ero nata.Mi hanno raccontato che era di media statura, occhi neri vivissimi, molto religiosa . Era nota in paese per la sua abilità nel ricamare:con ago e fili d'oro ornava tessuti preziosi che poi venivano utilizzati durante i riti più importanti che si svolgevano nella parrocchia di s . Giovanni Battista di Vietri .
Mio padre era l'ultimo di sei figli, mi raccontava che da neonato i genitori lo mettevano in una cesta dietro al bancone mentre loro si occupavano del negozio
Ho vissuto in una famiglia matriarcale. Mia madre era una donna molto forte a differenza di mio padre che era un sognatore. Avevo 4anni quando per volontà di mia madre ci trasferimmo a Cava. Era incinta del terzo figlio e decise di partorire in ospedale mentre mia sorella Mariarosaria ed io eravamo nate, come era usuale fare a quei tempi, in casa a Vietri.
Il desiderio dei miei di avere un figlio maschio si avvero'. Subito ci accorgemmo che mio fratello Andrea era molto monello, si divertiva facendomi i dispetti: di nascosto prendeva le mie bambole e le strappava i capelli. Questo avveniva soprattutto quando le mie cugine Marianna e Giovanna venivamo a trascorrere qualche giorno a casa nostra, probabilmente si sentiva messo da parte. Spesso toglieva il pannolino intriso di pipi e girava per casa nudo
Non a caso i miei lo avevano soprannominato PUPAINIELLO che in gergo vuol dire piccante, forte
Confesso che anch'io non sono stata una figlia facile:da neonata non dormivo di notte e mio padre per calmarmi mi cantava la marcia dell'Aida .Avevo14 anni e con i miei rigurgiti di libertà che rovesciavo addosso ai miei pur avendo la consapevolezza che non avrebbero mai potuto capirmi e l'ingenua pretesa di sperimentare la vita senza il filtro dei loro occhi. Quante volte ho urlato che volevo cadere e rialzarmi sempre da sola con un lavoro mai condiviso e con quella maledetta laurea mai portata a termine, con un marito sbagliato da loro sempre inviso.Nella mia famiglia sono stata la pecora nera. Nessuno poteva convincermi a fare una cosa che non volessi fare. Spesso hanno avuto l'azzardo di cercare di convincermi a cambiare le mie idee ma io ho mantenuto sempre le convinzioni
Mio babbo, così lo chiamavamo io e i miei fratelli è stato fonte per la mia intelligenza
Era assessore al comune di Vietri e giudice di pace. Da lui ho ereditato l'amore per la musica classica, per la poesia e per la danza. È stato mio alleato in molte occasioni, quando ho voluto studiare danza contro il parere di mia madre e quando ho aperto la scuola di danza
Mia madre avrebbe voluto che mi laureassi come i miei fratelli ma io ho percorso la mia strada, forte dell'appoggio di mio padre
E 'stato sempre mio padre a sostenermi nella scelta di quella facoltà, considerata un po' da tutti come un covo di brigatisti solo perchè il movimento dei terroristi era partito proprio dalla facoltà di Sociologia di Trento. Io andavo alla facoltà di sociologia di Salerno
Mio padre molto aperto alle nuove possibilità e forse incuriosito dalla materia, mi accompagnò a visitare la tanto sospirata facoltà, diventata il pomo della discordia in famiglia..
Babbo morì nel 1992
fu molto dura accettare la sua dipartita, non riuscivo a rassegnarmi
.Quando ero già ammalata scoprii un quaderno nero con i bordi rossi in cui lui aveva raccolto tutte le sue poesie. Mi accorsi che potevo farlo anch'io e così mi sarei sentita più vicina a lui.
Mi ammalai nel 1997.La vita è imprevedibile. Solo ora ho compreso che ho avuto genitori splendidi.
Mio padre è stato il mio mentore e rimarrà tale fino all'ultimo mio respiro
Con l'aiuto di mio figlio sono rinata. Da quando è venuto a vivere da me ho ripreso in mano la mia vita. Ho ricominciato a scrivere e ad organizzare spettacoli in cui i miei amici artisti del S. Carlo ,tra cui il grande ballerino Etoile internazionale Giuseppe Picone, il primo ballerino Luigi Ferrone, l'etoile Corona Paone, il ballerino solista Fabio gison, gli attori Enzo de caro e Alessandro Preziosi, il regista Luca Guardabascio e il presentatore radiofonico Pippo pelo mi aiutano a realizzare le mie pazze idee
Spero di non aver tediato nessuno con questo racconto che vuole essere la prova tangibile che si può continuare a vivere nonostante la malattia.
Autore: APOLLONIA D'ARIENZO
Lettera per Ricky Tognazzi. Lettera 27.
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