Lettera per Luciana Littizzetto
Lettera aperta di Patrizia De Gaetanis a Luciana Littizzetto
“Un grigio Natale”
26 dicembre 2016,
Cara Luciana, anche quest'anno è arrivato Natale, ma per la mia famiglia non è stato molto sereno.
Certo, con tutti i problemi che ha il nostro paese, non credo sia stato sereno per molti italiani e mi chiedo se arriverà mai il giorno in cui qualcosa cambierà in meglio.
Io e mio marito abbiamo 42 anni, un bimbo di 21 mesi e viviamo da sempre a Ferrara.
Ci siamo conosciuti 10 anni fa e subito abbiamo scoperto di lavorare entrambi per la banca simbolo della città, la Cassa di Risparmio di Ferrara, l'istituto che per più di 150 anni ha sostenuto con successo il territorio ferrarese.
Forse ne hai sentito parlare nell'ultimo anno, da quando, grazie al decreto salva-banche, è stata accomunata a Banca Etruria, Banca delle Marche e Cassa di Risparmio di Chieti.
Ebbene si, rientriamo nella tanto disprezzata categoria dei bancari, che ovunque viene additata come la causa di molti dei mali peggiori del paese.
Eppure noi siamo bancari e non banchieri, c'è una bella differenza.
Siamo impiegati come tanti altri, che non godono più dei privilegi che una volta erano propri della categoria, tutti i giorni timbriamo il cartellino e ci guadagniamo onestamente lo stipendio.
Come molti altri, per riuscire a comprare casa, abbiamo contratto un mutuo trentennale con la stessa banca che adesso minaccia di tagliare metà del personale, 400 persone su 820, di cui la maggior parte radicata nel territorio ferrarese. Il motivo? Per grave crisi aziendale e questo taglio drastico ci è stato comunicato il 21 dicembre da realizzarsi con comodo entro il 31 dello stesso mese.
Quello che non dicono è che questa crisi arriva da lontano, da anni di mala gestione di chi si è arricchito sfruttando la sua posizione di potere e che adesso è a piede libero e si gode i frutti del suo delinquere.
A peggiorare la situazione è arrivata banca d'Italia, l'organo che dovrebbe vigilare ed intervenire prima che sia troppo tardi.
Il risultato sono stati due anni e mezzo di commissariamento ed il conseguente azzeramento delle azioni (notare che la stessa banca d'Italia aveva dato l'ok per un aumento di capitale nel 2011 dopo che già aveva ispezionato i nostri conti....), la fiducia della clientela locale pesantemente intaccata, sacrifici dei dipendenti per pagare i prepensionamenti che avrebbero alleggerito il costo del personale e tutto per cosa?
Tutto per arrivare al decreto salva-banche, un'applicazione anticipata del bail-in con cui ci hanno detto che il problema era risolto, seppure sulla pelle dei risparmiatori, tra cui ci sono anche i nostri familiari e amici, oltre che i dipendenti stessi.
Da allora è passato un altro anno, sempre in attesa della tanto agognata soluzione e noi abbiamo continuato a lavorare esattamente come prima, affrontando la rabbia sacrosanta e la sfiducia dei clienti, mettendoci la faccia ed essendo sempre pressati dai budget aziendali.
A riprova di questo, tuttora riceviamo manifestazioni di solidarietà e stima dalle persone che non ci hanno abbandonato e che ancora si fidano di noi, tranne che dal nostro attuale amministratore delegato, il signor Capitanio.
Lui ha detto che ce lo siamo meritato quello che sta accadendo, perché siamo dei buoni a nulla che non sono riusciti a raggiungere gli obiettivi di vendita assegnati.
La realtà è che sono finite tutte le proroghe che l'Europa ci ha concesso per uscire da questa situazione e quindi a lui e al signor Nicastro pippa un po' il culo, perché dovranno rendere conto che, non solo la situazione non è stata risolta, ma è peggiorata. Adesso, bene che vada, saremo chiamati a nuovi e pesanti sacrifici per salvare il salvabile.
In compenso però questi super manager, super pagati, di sacrifici non sono mai chiamati a farne, tra parentesi i milioni che Capitanio ha intascato in questi anni, prima come commissario di banca d'Italia e poi come amministratore delegato del nuovo istituto, hanno pesato sul bilancio della banca stessa.
E adesso la nostra unica speranza dev'essere vedere licenziato il collega che lavora accanto a noi, mentre chi ci ha portato fin qui, a diversi livelli di responsabilità, continua a non pagare per quello che ha fatto o, peggio, non ha fatto?
Cara Luciana non so come finirà, ma noi non ci stiamo a rinunciare alla nostra dignità e chiediamo, anzi pretendiamo che i nostri politici si interessino alla nostra situazione.
Qui c'è in ballo il futuro non solo di noi dipendenti e delle nostre famiglie, ma dell'intero territorio ferrarese, che è già stato duramente provato dal terremoto del 2012 e dalla crisi economica generale.
O dobbiamo pensare che essendo una piccola realtà e non il Monte dei Paschi siamo sacrificabili?
Noi pensiamo che se nella nostra banca ci fossero stati parenti ed amici di uomini politici ben in vista e magari ci fossimo trovati in un'altra regione che comincia con la T, le cose sarebbero andate diversamente, ma così non è purtroppo.
Ho approfittato di questo spazio perché ti seguiamo sempre a Che tempo che fa e ci sembra che ti stiano a cuore le ingiustizie e credimi, questa lo è e pure bella grossa.
Buon Natale.
Autore: Patrizia De Gaetanis
Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 109.
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