Lettera per Luciana Littizzetto
Lettera aperta di Claudio Bertolotto a Luciana Littizzetto
“Una donna coraggiosa”
26 febbraio 2017,
Buongiorno Luciana Littizzetto,
alla vigilia dell'8 marzo, vorrei ricordare una donna che in tempi difficilissimi ha svolto un ruolo decisivo nella salvaguardia dei beni culturali.
Noemi Gabrielli, nata a Pinerolo nel 1901, funzionario storico dell'arte nella Soprintendenza del Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria dal 1930, nel giugno 1940 cura personalmente nel volgere di pochi giorni il ritiro di pale d'altare, vetrate, oreficerie, paramenti e altri oggetti preziosi dalle chiese delle valli d'Aosta e di Susa, nel pieno delle operazioni militari scatenate dopo la dichiarazione di guerra alla Francia. Tali opere, insieme con centinaia di dipinti della Galleria Sabauda e di altri musei e chiese torinesi,sono ricoverate nel castello di Guiglia, nell'Appennino modenese. Ma anche di lì devono essere portate via quando, nel giugno 1944, la zona diventa teatro dello scontro fra i tedeschi e gli anglo-americani. La Gabrielli con coraggiosa iniziativa, grazie anche alla sua ottima conoscenza della lingua tedesca, riesce a raggiungere a Padova la sede del Ministero, dal quale ottiene l'approvazione per il trasferimento delle opere all'Isola Bella, messa a disposizione dal conte Federico Borromeo. Lei stessa accompagna un carico di dipinti della Galleria Sabauda e dell'Accademia Albertina, insieme con 41 casse consegnatele dal Soprintendente di Modena (con capolavori quali i dipinti del Greco, di Velàzquez e del Veronese), assumendosi ogni responsabilità e con grave rischio della vita, viaggiando anche di notte quando era proibito circolare sulla via Emilia.
Un'altra sua impresa memorabile è il recupero delle opere donate alla Galleria Sabauda dall'industriale Gualino, arbitrariamente trasferite a Londra nel 1933 per arredare l'Ambasciata italiana, riportate a Torino dalla Gabrielli nel 1958 superando innumerevoli ostacoli, dal mancato appoggio del Ministero all'aperto ostruzionismo dell'ambasciatore.
Non dimentichiamo che era una donna, e che ebbe sempre a che fare con interlocutori maschi, dagli ecclesiastici, ai militari, ai funzionari, fino agli operai che dovevano concretamente realizzare la movimentazione delle opere. A quei tempi, farsi ascoltare per una donna era un'impresa non da poco.
Dobbiamo dunque ricordarci di questa donna coraggiosa quando visitiamo i monumenti e i musei piemontesi (ma anche valdostani, liguri ed emiliani), perché è grazie al suo impegno lucido e appassionato se tanti tesori d'arte che rischiavano di andare distrutti o dispersi, anche per le razzie naziste, sono stati salvati e sono giunti fino a noi.
Mi sono interessato alla sua storia in occasione delle ricerche per il Dizionario biografico dei Soprintendenti Storici dell'Arte, ma penso che la sua figura meriti di essere conosciuta al di là della cerchia degli "addetti ai lavori"
Torino, domenica 26 febbraio 2017
Claudio Bertolotto
Autore: Claudio Bertolotto
Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 126.
Celebrità > L > Luciana Littizzetto > Lettera 126 > scrivere