Lettera per Luciana Littizzetto

Lettera aperta di Simonetta Valenti a Luciana Littizzetto
“Una bella storia (che vorrei mettesse le ali) dal carcere di”

4 maggio 2024,

Buongiorno Luciana Littizzetto,

ci tengo moltissimo a far conoscere a 360 gradi questa storia, in cui ancora sono piacevolmente coinvolta.
Tutto nasce a luglio dell'anno scorso quando inizio, nel carcere di Ivrea (il quartiere Carcere, come mi piace definirlo) un laboratorio di lettura nella sezione Ristrutturata, ovvero dove vivono (separati dal resto dei detenuti) i collaboratori di giustizia. Al laboratorio si iscrivono in sei. Hanno dai 35 ai 60 anni, tre siciliani, due pugliesi, un albanese. Il libro che propongo loro è Fine pena ora, di Elvio Fassone, edito da Sellerio. Non è un libro "qualunque", letto a uomini (uno con il "fine pena mai") colpevoli di fatti di sangue di matrice mafiosa,. CI vediamo ogni lunedì pomeriggio. All'inizio c'è chi parla subito, commenta, chi per tre o quattro lunedì non spiccica parola, E poi, piano piano, si forma quello che diventerà un gruppo meraviglioso. A tre quarti della lettura mi propongono di "fare il teatro". Io sul palcoscenico ci sono salita diverse volte, con monologhi tratti da romanzi. Amo immensamente il teatro, la lettura ad alta voce, ma non sono una professionista, tanto meno una regista. Però ci proviamo. Scegliamo i due detenuti che impersoneranno il giudice e Salvatore, scegliamo le scene da rappresentare e la forma, la lettura scenica, più facile per loro. A un certo punto la butto lì: "ragazzi, certo che se alla fine di ogni scena uno di voi prendesse la parola e raccontasse un pezzo di vita sarebbe bellissimo". Non ho grandi speranze che possa funzionare. Sono uomini poco avvezzi a raccontarsi, a prendere in mano una penna, a scrivere su un foglio bianco e invece succede la magia.. Ognuno sceglie un pezzo del romanzo e di quel pezzo le parole che lo hanno toccato, che ha sentito risuonargli dentro. Riconosce delle emozioni, dà loro una forma. Le butta su un pezzo di carta. Le legge. A sé stesso, poi agli altri, poi a me. E così la lettura scenica prende una forma incredibile e ogni frammento del libro interpretato si alterna con il racconto di un pezzo di vita. Forse per questo le due repliche fatte in carcere (vorrei poterti allegare la locandina. Il titolo (DELLA MIA ANIMA NE FARO' UN'ISOLA) è tratto da uno dei loro pezzi), che ha visto oltre cento persone assiepare il salone polifunzionale del carcere, ha prodotto nel pubblico un'emozione inaspettata. Sono stati minuti lunghissimi di applausi, e poi strette di mano, abbracci, emozioni, desiderio di approfondire, riconoscenza. Vere. Non è stata "la recita dei detenuti, ma che bravi sono", ma molto, molto di più. Abbiamo in seguito realizzato un podcast (aiutati da Fonderia Mercury) che puoi ascoltare qui https://www.avpivrea.it/2024/02/15/277/ e ora abbiamo fatto le riprese per realizzare un video con Salt & Lemon.
A 0.22 del podcast puoi ascoltare una poesia che ha scritto uno dei detenuti e che da sola vale tutto il lavoro

A Spiranza



U carciri sinza spiranza è nu campu santu

A cunnanna nun avi sensu si u carciri è sinza spiranza

Pi canciari u carciratu avia canciari u carcereri

Insiemi a stissa strada annaffari e a spiranza i canciari tutte e dui anna desiderari

Taliu la me vita chi passa e si ni va. I iorna ca passunu su tutti uguali. Si nenti cancia, chi campu affari

Cunti li iorna ntò calendariu, ma chi cuntu a fari, si pi tutta a vita cà aiu a stari

Spiranza, chianci stu cori ca soffri pi tia, ma lassatu sulu cu la malincunia

Carcerieri, si credi davveru o cambiamento, dammilla tu na spiranza

Senza spiranza intra nu carciri semu tutti morti, ntà nu campu santu

Ma quanti scritti scritti potrei mandarti....
Il 17 e il 18 maggio replicheremo e siamo già al sold out.
Intanto giovedì scorso ho iniziato a leggere loro Oliva Denaro, di Viola Ardone. Vogliono leggere qualcosa "sull'oppressione delle femmine, vogliamo interrogarci, capire".
Il carcere è il luogo dove voglio dedicare tempo ed energie. Un mondo a parte. Con un'umanità che le sbarre non riescono a fermare. Se ne parla molto in questi giorni (per fortuna). Ma chi meglio di loro?

Grazie, un abbraccio

simonetta valenti, Ivrea lasimova@####.com cell #########)

Autore: Simonetta Valenti

Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 390.

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