Lettera per Luciana Littizzetto
Lettera aperta di Marta a Luciana Littizzetto
“Lettera di rimostranza ”
31 agosto 2024,
Buongiorno Luciana Littizzetto,
Cara Luciana,
mi chiamo Marta e sono una tua ammiratrice.
Ti invio e affido questa lettera che racchiude il pensiero mio e di altr* collegh* specializzat*, nella speranza che tu prenda a cuore la nostra situazione e ci possa aiutare a far sentire la nostra voce.
Ti seguo da anni e so che dai sempre attenzione e voce ai cittadini, soprattutto se si parla di situazioni allarmanti come quella che espongo.
Abbiamo indirizzato la lettera al nostro Stimatissimo Presidente della Repubblica.
Vogliamo però essere sicur* che la legga, per questo spero nel tuo intervento.
Luciana, anche se le mie aspettative dovessero essere deluse, resterò comunque una tua ammiratrice, ma nel frattempo io con il cuore in mano ti ringrazio anche solo per aver letto il nostro pensiero e la nostra situazione.
Con stima e affetto
Marta
Stimato Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,
non inizierò questa lettera citando l’articolo 1 della Costituzione ricordando non solo che tra i diritti inviolabili della persona c'è il diritto ad un lavoro, o che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, sono certa che Lei questo lo sa. Sono i ministri a Lei subordinati che sembrano averlo scordato.
Le chiedo di volgere la Sua attenzione ad una situazione diventata oramai vergognosa. Mi piace pensare che Lei, certamente preso dai tanti impegni, non abbia il tempo di occuparsi personalmente di tutto, anche perché il compito di gestire alcune questioni Lei lo ha dato ad un Ministro che ci ha calpestati, poi completamente dimenticati.
Sono un’insegnante precaria, come ce ne sono migliaia in Italia, e quest' anno il numero ha raggiunto livelli preoccupanti. Come altri colleghi, vista la grande richiesta di insegnanti di sostegno e considerato che spesso ci siamo trovati a lavorare gomito a gomito con bambini interessati da disabilità molto complesse, ho deciso di conseguire la Specializzazione per le attività di sostegno didattico.
Per lavorare con i bambini in generale, ancor più se interessati da disabilità, non sono sufficienti mere doti personali, quali sensibilità ed empatia, ma competenze e preparazione specifica.
Il corso di formazione presso l’Università è a pagamento, richiede il superamento di esami di sbarramento molto complessi, paragonabili ad un vero e proprio concorso, una frequenza in presenza molto stringente e prevede tempi di completamento strettissimi. Questo in modo da avere docenti specializzati prima dell'inizio dell’anno scolastico successivo, a causa della grande richiesta.
Il corso ha richiesto un impegno finanziario e personale non indifferente che costringe a sacrificare la famiglia a favore della formazione.
Molti colleghi, più fortunati, la mattina lavoravano e il pomeriggio fino a sera seguivano le lezioni per poi tornare a casa e mettersi a studiare; i meno fortunati hanno dovuto rinunciare anche a lavorare perché gli orari, le esigenze di studio e le distanze spesso mal si conciliavano con le tempistiche del corso, delle sue lezioni, dei suoi esami e/o laboratori, che prevedevano la frequenza obbligatoria.
Durante l’anno è stato abolito l’art. 59 che dava la possibilità di essere immessi in ruolo, nei posti di sostegno, attingendo dalla prima fascia delle GPS gli specializzati, previo superamento dell’anno di prova e della prova disciplinare, ma senza concorso. Tutto questo nell’ottica di colmare la grande carenza di docenti specializzati, ottimizzando i tempi.
Dopo varie vicissitudini, infine, viene garantito l’accesso al ruolo da GPS anche per il prossimo anno scolastico 2024-25, peccato che i posti messi a ruolo, tra accantonamenti per altre categorie e da concorso, siano gravemente insufficienti rispetto alla quantità di specializzati formati e alle esigenze dei bambini interessati da disabilità.
Eppure, i posti ci sarebbero ma vengono storicamente assegnati alle supplenze annuali, fomentando un precariato decennale, specialmente in provincia di Cagliari.
Questa situazione è davvero intollerabile e viola tutti i diritti, in primis quelli dei bambini tutti, di quelli interessati da disabilità ancor di più e quelli di chi, affrontando tante difficoltà, si specializza per offrire alla scuola un servizio sempre più efficiente.
Mi sento presa in giro, Presidente, scoraggiata da un sistema che non premia chi si impegna, ma anzi lo limita e lo avvilisce.
Inoltre, durante l’estate, è arrivato anche un ulteriore schiaffo a noi specializzati direttamente dal Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito, Valditara, che ha deciso di concedere a coloro che hanno insegnato per tre anni consecutivi sul sostegno senza titolo, la possibilità di accedere ad un corso di formazione per conseguire il titolo di specializzazione per il sostegno didattico sotto l’egida di Indire, comodamente da casa e quindi totalmente online, con costi molto contenuti e con la metà dei crediti richiesti in precedenza.
Tutto questo suona molto male alle orecchie di chi ha sacrificato molto per avere lo stesso titolo e ritrovarsi inoltre specializzati senza poter accedere al ruolo.
Con tutto il rispetto per loro, i colleghi formati con questo sistema avrebbero su di noi un vantaggio che non ci permette di lasciare la questione in sospeso.
Si parla spesso di “inclusione” e lo stesso Ministro dell’Istruzione lo fa. Ma non si può parlare di vera inclusione se non assicuriamo ad ogni singolo bambino/ragazzo ciò che gli spetta per diritto, un docente specializzato che possa davvero mettere in essere quell’inclusione di cui tanto si parla e basta.
Le famiglie dei bambini/ragazzi interessati da disabilità vivono nell’angoscia che i propri figli non abbiano l’accudimento didattico di cui necessitano, e pensano erroneamente che non ci siano abbastanza specializzati per tutti. Invece ci sono, vanno solo messi al loro posto, ma non da precari. Veramente basta con il precariato eterno!
Eccoci Presidente! Ci siamo formati, siamo pronti a prestare la nostra relazione d’aiuto, ma siamo stati, fino ad ora, invisibili agli occhi del sistema. Ci siamo, non solo in Sardegna ma in tutta Italia.
Presidente, ci rivolgiamo a Lei, nella certezza che voglia il meglio per i nostri bambini e, nel contempo, voglia premiare chi, con fatica e impegno, si specializza e giustamente reclama a gran voce ciò che gli spetta di diritto.
Tuteli la scuola, La prego, non è procrastinabile.
Sono settant'anni che in Italia si lavora a livello legislativo per l'inclusione; con tanti sacrifici e lotte eravamo riusciti a raggiungere un buon livello, ma ora tra sentenze che aboliscono l'intervento domiciliare di educatori, figure fondamentali nel processo di inclusione e di supporto alla famiglia, che minano il PEI, documento per noi fondamentale, l‘Italia sta facendo grossi passi indietro. Pertanto, se è vero che i più si sono indignati per la proposta del ripristino delle classi differenziali, come era giusto che accadesse, a livello pratico mi sembra però che si stia navigando velocemente verso quella triste direzione, lasciando questi bambini senza docenti in grado di istruirli e che sappiano fare da collante nei confronti di una società che ancora troppo spesso si mostra spaventata rispetto a ciò che non conosce.
La nostra scuola sta conoscendo anni poco felici e naviga in acque pericolose che riportano ad un passato fatto di discriminazione e isolamento.
Intervenga Lei che può. Metta un argine al precariato nella scuola, alle decine di graduatorie da concorso ordinario, straordinario, da PNRR, da GAE, da GPS… è un delirio. L’ Unione Europea ci chiede il conto, anche monetario, della reiterazione del precariato. Utilizziamo i fondi del PNRR per migliorare la scuola non per creare nuovi precari.
Presidente questi bimbi non hanno scelto la loro disabilità, e neanche le loro famiglie, ma Lei può scegliere se continuare a lasciare soli i più deboli o intervenire. Perché Lei è anche il loro garante.
Con osservanza
Un gruppo di docent* specializzat* al TFA VIII Ciclo infanzia e primaria Università di Cagliari anno 2023/2024.
Cagliari, 31 Agosto 2024.
Autore: Marta
Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 396.
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