Lettera per Luciana Littizzetto

Lettera aperta di Caterina Profico a Luciana Littizzetto
“Non so cosa sto facendo.”

11 novembre 2014,


Mi sono resa conto che è giunta la linea d'ombra, anche se è troppo presto, anche se in realtà è solo la proiezione della stessa ombra che comunque mi aspetta al varco. Mi sono resa conto che tra le utopistiche illusioni di cui mi sono decorata l'esistenza una sta sbocciando sopra i cadaveri delle altre, rinfrescata dalla rugiada di un nuovo mattino, di un nuovo sole. Porta il nome, questo bocciolo, di "Passione". Passione è solo un bocciolo chiuso, non so quando, come e se fiorirà mai, un giorno. Ho scelto quale bocciolo curare, ne ho scelto uno anche se so che potrebbe non fiorire mai. Non ne ho altri di riserva, ho scelto questo. Ho anche notato di voler diventare, diventare e basta; me lo sono sentita dentro come quel dolore intercostale che provoca fitte fastidiose ma che inizialmente ignori lo stesso. Ho capito di dover iniziare me stessa al mondo, di mettere insieme il mio bagaglio e far capire che ci sono. Amo le parole, le ascolto, le studio, le sviscero. Amo le parole, ma sposerò i fatti e lascerò che loro siano le mie amanti. Mi è stato chiesto, dallo specchio, questa mattina, cosa volessi fare della mia vita. Lo specchio si è sentito rispondere che non ho nemmeno diciassette anni e che è presto. Oggi invece, sono tornata a chiedermi scusa, ho capito cosa voglio fare della mia vita, l'ho sempre voluto, il bocciolo c'è sempre stato, ma prima ne innaffiavo troppi. Voglio fare la giornalista, e da lì redattrice, e scrittrice e ogni appiglio che mi lancerà la vita. Voglio aprire gli occhi e le labbra, osservare e parlare, comprendere e far comprendere. Scrivere righe che vengano abbellite dall'apprezzamento di molti e dalla critica di altrettanti. Voglio essere quella che porta il caffè alla Galbanelli, nella speranza che quel suo essere mi venga trasmesso per contatto visivo. Voglio essere quella che fa le fotocopie per Che Tempo Che Fa, anche solo per accostarmi a tutti quei personaggi e alle storie che lasciano su quella poltrona, e vorrei che qualcuno leggesse le cose che scrivo, e magari mi dicesse che fanno schifo, ma che le leggesse. "Fanno schifo, sei mediocre ma puoi farlo, puoi far sbocciare qualcosa e io ti aiuterò" Quanto vorrei sentirle queste parole.

Voglio essere stroncata, voglio essere acerba, voglio diventare, voglio imparare, migliorare, voglio sbocciare, e divorarmi la vita.

Autore: Caterina Profico

Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 50.

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