Lettera per Sergio Rubini

Lettera aperta di Vito S. Manfredi a Sergio Rubini
“Una storia per te”

14 luglio 2013,

Buongiorno Sergio Rubini,
ho sempre apprezzato i tuoi film e forse anche più le tue capacità interpretative.

Ti scrivo perchè ho scritto un soggetto che potresti valutare interessante per un tuo prossimo film.
La storia si svolge in Puglia e con il tuo tocco penso che potrebbe diventare proprio un bel film.
Ti vedo anche nel personaggio che potresti interpretare.
E’ una storia in parte autobiografico che si svolge tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni settanta.
La vicenda si sviluppa per la parte più ampia in un paese del sud in puglia tanto bello quanto indolente.
Il protagonista ivi vive la sua infanzia che può definire felice, cullato dagli affetti degli zii benestanti che, comunque, risultano essere fin troppo protettivi.
Pochi amici, isolato dalla realtà vive la sua vita praticamente solo divorando libri e suonando il sassofono nel locale gruppo bandistico.
Per professore ha un macellaio che con metodi non del tutto ortodossi riesce comunque a insegnare lo strumento e a fare amare la musica.
Pur tuttavia al protagonista sembra di vivere su una zattera circondato da un mare di noia.
Con l’adolescenza, Guido, si rende sempre più conto che non può continuare a vivere tale asfittica realtà, cerca di fare qualcosa e qualcosa fa fondando il “Circolo BR”, ovvero il Circolo Bertrand Russel.
E’ infarcito d’ idee anarchiche che non trovano seguito tra i suoi amici.
La realtà provinciale nella quale vive, gli amici indolenti, porteranno al fallimento dell’iniziativa.
Sarà però grazie al circolo di cui è fondatore e presidente che conoscerà una ragazza milanese, l’unica donna che farà parte dell’associazione, l’unica che realmente cercherà di smuovere gli altri componenti dall’immobilismo nel quale versano. Tra Guido e Marilena, questo il nome della ragazza milanese, nascerà una storia d’amore travolgente come solo possono essere le storie d’amore a quell’età, storia che purtroppo sarà interrotta dalle decisione dei genitori di Marilena di fare ritorno a Milano al fine di far completare alla figlia gli studi presso il conservatorio Giuseppe Verdi e farla iscrivere presso l’università di questa città.
Con la partenza di Marilena, “Il Circolo BR” che già poco e male funzionava viene sciolto e Guido si pone alla ricerca di altre verità da vivere.
Riprende a suonare il sassofono, questa volta in un complesso, scontrandosi, anche in questo caso, con la mentalità del capo e organizzatore del gruppo che, pensando più ai soldi che alla musica, impone repertori musicali che Guido ritiene assolutamente modesti infarciti, per lo più, di “liscio” genere che il protagonista non sopporta.
Pur tuttavia si presta avendo necessità di denaro.
Durante una serata incontrerà una signora di dieci anni più grande di lui con la quale nascerà una storia che poco o nulla avrà di sentimentale e finirà alcuni mesi dopo, quando il marito della signora sarà trasferito centinaia di chilometri più a nord.
Guido frequenta il liceo classico ma i rapporti con la scuola e gli insegnati sono pessimi, soprattutto con quello di matematica che per vendicarsi, nel secondo liceo gli appiopperà in pagella uno in matematica ed uno in fisica, il che porterà alla bocciatura di Guido sebbene abbia volti molto alti in tutte le altre materia.
La mediocrità al potere pensa Guido parafrasando il noto detto del sessantotto. Decide cosi di avviare un’azione legale nei confronti della scuola consigliato da un nuovo amico, Francesco, che fa parte di un circolo anarchico in un paese vicino e che casualmente incontra sul treno. Conoscerà, così, questi nuovi amici che lo introdurranno all’uso degli spinelli.
Conoscerà anche in questo circolo un aderente alle Brigate Rosse che riuscirà, comunque, a far allontanare dopo un duro confronto.
L’estate che segue alla bocciatura Guido la vivrà beatamente, nel nulla assoluto, un nulla, come dice Guido che nulla ha a che vedere con lo stato mentale descritto nella cultura buddista, ove la concentrazione sul nulla è funzionale a concentrarsi con qualcosa, a raggiungere un obbiettivo. Il suo è un nulla che si avvicina molto al concetto Hegheliano del nulla come qualcosa da cui non può derivare niente. E nulla, infatti, a Guido deriverà.
Il tempo lo trascorrerà al mare ascoltando musica e bevendo birra. Questa situazione muta improvvisamente quando Francesco gli propone un viaggio in Olanda. Stante la mancanza di soldi, Guido, Francesco e altri due amici riescono a organizzare una sorta di truffa, spacciandosi per volontari di una organizzazione cattolica che deve realizzare un ospedale in Africa. Il raggiro riesce e i nostri partono in auto per l’Olanda, facendo tappa, per alcuni giorni a Milano.
Qui Guido, del tutto casualmente, incontra Marilena e il grande amore rinasce. Gli amici partono ma Guido resterà a Milano fino al loro rientro, per circa tre settimane, abitando nella casa di Marilena che vive da sola in quanto la madre e morta e il padre e ritornato al suo paese che è anche il paese di Guido. Saranno settimane intense che i due vivranno da reclusi, amandosi intensamente.
“Con lo sguardo ancora annebbiato restavo a contemplare quel bel viso che il sonno rendeva ancora più dolce, una sorta di madonna bizantina, come quella delle grotte, il suo corpo da bambina cresciuta forse troppo in fretta, i suoi capelli mielati dalla luce del sole…..i giorni passavano con noi chiusi nella nostra tana senza tempo, una sorta di buco nero che assorbiva tutta la nostra energia….i suoni giungevano deboli e così lontani da farmi ricordare solo vagamente che c’era anche un fuori, un mondo del quale non ci interessava niente e al quale niente interessava di noi.”.
A Guido sembra di essere il protagonista di quei celebri quadri di Chagall ove gli innamorati volteggiano nell’aria.
Le settimane volano, gli amici ritornano, e Guido è costretto a tornare al suo paese.
Solo alla partenza Marilena gli confiderà che partirà per la California ove una sua zia, rimasta vedova, ha una piccola casa discografica che lei andrà a dirigere.
Lui la seguirà tra qualche anno, subito dopo aver conseguito la laurea.
Ma Marilena morirà nel viaggio in America e il suo corpo non sarà più trovato.
Sarà dichiarata presuntivamente morta, ma per Guido sarà presuntivamente viva.
Guido la immaginerà come un airone azzurro che si libra “ sulle montagne rocciose e sulle grat plaints, sulle paludi, sui laghi e suoi canyon, foreste di abeti e querce di salvia e di ginepro”
Oggi Guido è un avvocato affermato con lo studio nel triangolo della moda e vive a Milano non lontano dal luogo ove aveva trascorso quelle indimenticabili settimane “invecchiato dietro una scrivania…una fotografia in bianco e nero in una storia sbagliata, scolarita dal tempo e graffiata dalla vita”.


Se ritiene di un qualche interesse la mia proposta possiamo parlarne.
Cordialmente
Vito S. Manfredi

Autore: Vito S. Manfredi

Lettera per Sergio Rubini. Lettera 1.

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