Lettera per Checco Zalone
Lettera aperta di Roberto Genovese a Checco Zalone
“Idea per film di checco zalone”
14 novembre 2018,
Buongiorno Checco Zalone, le invio la composizione del canto 1 della divina commedia realizzato per dimostrare, in un suo film di ho fatto bozza e ambientazione, che dante scrive l'inferno per parlare delle buche di roma. La trama del film vede checco fidanzato con luana, ragazza interessata solo alle marche, alle firme, ignorante, grezza, ma appariscente e sempre disponibile. Nella seconda parte del film il protagonista corteggia Elena, professoressa di filosofia, che in barba agli stereotipi delle intellettuali con gli occhiali spessi e trasandata, essa è si sobria nel vestire nelle ore di lezione, ma in privato è audace, sexy e trasgressiva, tuttavia vuole un ragazzo che la colpisca con la cultura.(L'eristica di Elena per checco è una frusta sadomaso). Il film è un susseguirsi di battute e doppi sensi, ad esempio: Elena parla del filosofo Protagora e lui per conquistarla fa finta di conoscere e risponde:"Non sopporto il protagonismo, era un arrogante, sempre abiti firmati" ecc ecc; Democrito per checco fu il fondatore della democrazia cristiana ad Atene. La bozza è ampia e articolata, se eventualmente dovesse interessare, sarei molto felice se non altro di poterle stringere la mano e conoscerla. Grazie, cordiali saluti
Le buche a Roma, raccontate con il Canto 1 della Divina Commedia:
Nel mezzo del cammin, con la mia moto,
mi ritrovai in una buca oscura,
chè la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir’ quant’era larga
esta buca profonda e oscura
che nel pensier rinnova la paura!
Tant’è amaro che poco è più morte
Pagar le tasse co’ ste’ strade storte.
Io non so ben ridir’ come v’intrai
Ma poi ch’i fui in fondo giunto
Là dove terminava L’Esquilino
Che m’avea di paura il cor’ compunto,
guardai in alto, e vidi alle mie spalle
camici bianchi, barella e ‘n’ambulanza
allor fu la paura un poco queta
la notte ch’ii passai con tante flebo.
E come quei che con lena affannata
Uscito for de buca e pozzanghera
Si volge all’acqua perigliosa e guata
Così l’animo mio in ambulanza,
si volse a retro a rimirar lo fosso
che non lasciò giammai persona viva.
Poi ch’io posato con il corpo e l’ossa,
all’ospedale per via de’ buche e fossa,
ecco quasi all’entrar di quella porta,
n’infermiera leggiera e presta molto
asciugar lo sangue sparso sullo volto.
Temp’era del principio del mattino
E il sol montava in su con quelle stelle
Ch’eran con lei, quando l’amor divino
Mi mise innanzi la bella infermiera
Ch’io già feci a ben sperare.
Ma si che la paura sopraggiunse,
la vista che m’apparve d’un chirurgo
questi parea che contra me venisse
con la test’alta e il bisturi alle mani
si che parea che l’aere ne tremasse.
E un’infermiera che di tutte brame
Sembrava carca nella sua magrezza
E molte genti fe’ già mori’ de’ fame
Questa me parse tanto di gravezza
Flebo, siringa e co’ na pezza
Ch’io pensai, alla Raggi, alla buca e alla monnezza.
Accanto a essa l’infermiera prosperosa e bella,
mentre che rovistava in basso ventre
dinanzi agli occhi miei, mi fu offerto
un decolté che parea de’ fuoco.
Quando vidi costei co’ sto gran petto,
miserere di me, gridai a lei,
qual che tu sia, donna, sposa o signorina?
Rispuosemi: “non omo, omo già fui”,
che mi chiamavo Enzo,
adesso ho la sottana, piacere so’ Luana.
Tal mi fece Luana senza pace
Che, venendomi in contro a poco a poco
Mi stringea là dove il sol tace
Ma tu perché ritorni a tanta noia?
Lasciati andare, suvvia disse Luana,
chè principio e cagion di tutta gioia!
Ma vai di là, ortopedia, che c’è Virgilio
Rispuosi io con vergognosa fronte.
O de altre tendenze mi onoro e lume
Che non m’importa di cercar’ lo tuo volume.
Pe’ na voragine che qui giacei,
te convien’ provar con altro paziente
magari disposto a provar d’esto modo selvaggio,
cara Luana, so’ uomo saggio,
e te rispondo col seguente motto,
me piace donna sopra e pure sotto!!!
Autore: Roberto Genovese
Lettera per Checco Zalone. Lettera 69.
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