Lettera per Roberto Benigni

Lettera aperta di mazzoni alberto a Roberto Benigni
“Pinocchio o asino d'oro?”

16 dicembre 2019,

Buongiorno Dist.mo Dott. Roberto Benigni in merito alla sua partecipazione nel Pinocchio di Garrone mi preme scriverle alcune considerazioni su Pinocchio e tutti i suoi interpreti.
Partendo dallo sceneggiato televisivo del 1970 con Manfredi al Suo pregiatissimo del 2002 ed omettendo quello di Walt Disney mi permetto di far notare come i vari films seguano, “pedissequamente” il testo del 1883 che Collodi curò personalmente, con tantissimi svarioni (vedi orecchie sul burattino Pinocchio che nello sceneggiato rai non le aveva e in quello di Garrone Pinocchio è fornito di 2 splendide orecchie cosa che non esiste. Nel cap.3 Collodi scrive:
" Il carabiniere... lo acciuffò per il naso….. Ma figuratevi come rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli trovare: e sapete perché? Perché nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli. ". Per concludere mi permetto di citare Teocrito (Epigrammi XX): " Tagliando per questa strada dove sono le querce
troverai un immagine di legno di fico tagliato da poco, secco, senza orecchi..."
Questo per richiamare anche Orazio (sat. I. 8. 1-3): "... Una volta ero tronco di fico, legno di poco valore, quando un artigiano, incerto se fare di me uno sgabello o un Priapo preferì che fossi un dio...".
Mi scuso se sono stato poco interessante ma forse sarebbe il caso che persone di cultura di un certo livello e trasgressive (Garrone o Benigni) prendessero il coraggio a due mani e si domandassero ma Lorenzini sarebbe ricordato sino ad oggi per Pinocchio se non avesse letto e “attinto” a piene mani dall’ Asino d’oro” di Apuleio??
Dist.mo Dott. Benigni mi appello alla sua toscanità e a quella irriverenza creativa che fa un genio come Lei e Le chiedo giustizia per Apuleio! Legga, se già non lo ha fatto, “Le trasformazioni” di Apuleio contestualmente all’edizione dell’83 di Pinocchio e vedrà che lascerà il Pinocchio per i bambini, ai bambini come è giusto che sia ma non potrà non ringraziare Apuleio senza di lui non ci sarebbe Pinocchio ed il fascino misterioso che esprime fra le righe. Comprendo che far “digerire” alla maggioranza che Collodi attinse dall’Asino d’oro è difficile perché il racconto di Apuleio è considerato “licenzioso” ma tant’è con buona pace della fondazione Collodi. Se Le interessa c’è un libro sull’argomento reperibile su internet “ Pinoculus Aureus: storia di un burattino chiamato Pinocchio” ma dal momento che l’ho scritto io sembrerebbe una marchetta così se crede posso inviarglielo in PDF via Email cosa che Le avevo già segnalato alla Sua segreteria sin dal 2001.
Distinti saluti Mazzoni A.

P.S. In un articolo di H. Maffacini, autore tra l' altro della traduzione in latino di Pinocchio, apparso sulla rivista Latinitas, l'Autore affronta anche lui, secondo me come già Tempesti, la questione della fonte d'ispirazione di Collodi nella stesura di Pinocchio. Non la affronta però in maniera diretta, cioè con un approccio sistematico sorretto da una idea di fondo. In altre parole Maffacini rintraccia delle influenze apuleiane contenute in Pinocchio ma le "liquida" acriticamente, senza un commento filologico che ci si aspetterebbe.
H. Maffaccini, Pinoculus. Le avventure di Pinocchio, Firenze Marzocco, 1950.
H. Maffacini, De Apulei Latinitate Atque Coloribus Fabulam Collodianam Permeantibus, Latinitas, Aprile 1953

Autore: mazzoni alberto

Lettera per Roberto Benigni. Lettera 164.

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