Lettera per Walter Veltroni
Lettera aperta di Maurizio del Greco a Walter Veltroni
“Assassinio a Villa Borghese”
21 agosto 2022,
Buongiorno Walter Veltroni, la mia lettera non riguarda le prossime elezioni o questioni di natura politica, ma semplicemente la condivisione di ricordi della nostra ìnfanzia e gioventù. Io ho 64 anni e Lei poco di più. Sto leggendo il Suo giallo "Assassinio a Villa Borghese" e, nella descrizione dei luoghi ritrovo un malinconico e dolcissimo quadro della mia infanzia felice e della mia giovinezza. È una sensazione che non può essere efficacemente espressa a parole ma che credo che Lei possa capire in quanto vissuta. Mi piace ricordare le partite di calcio al "campone" diviso in diverse parti che, se arrivavi tardi, non riuscivi a trovare uno spazio per giocare. Mi piace ricordare le scorribande in bici, per giocare a guardie e ladri, per il parco dei daini e per quella che noi chiamavamo "la valletta" (zona Museo Borghese, Zoo, Piazza di Siena fino al piazzale del Pincio) e, forse, ahimè, ho fatto anche parte di quei gruppi di discoli che erano additati come perdigiorno e disturbatori e che Lei cita nel Suo libro. Mi piace ricordare il "chioschetto" gestito dal papà dell'attuale proprietario Ivano" (a proposito mi sembra di ricordare che il suo nome fosse Emilio (ricordo il suo volto come se lo avessi ora qui davanti a me) e non Giulio,
ma forse il tempo ha confuso i ricordi. Anche io prendevo la granita raschiata a mano su un blocco di ghiaccio; arancia, amarena e menta. C'era poi il tamarindo allo stesso prezzo, mentre orzata e latte di mandorla costavano di più. Vite che si avvicinano, si intrecciano e poi si allontanano, ma ricordi che rimangono in qualche angolo della nostra mente e che risalgono in superficie non appena sollecitati. È vero che faccio parte di una generazione particolare, fortunata forse (nazione privilegiata, città privilegiata, quartiere privilegiato, famiglia numerosa e, anche se non benestante, con papà artista (pittore) che, in quegli anni aveva il suo perchè. Il periodo era politicamente difficile e gli attentati devastavano il Paese, ma c'era qualcosa che oggi non riesco a trovare: vitalità, fermento culturale, speranza. Mi sembra che ora tutto ruoti su se stesso, senza sbocchi. Forse ha ragione mia figlia diciassettenne che dice "papà eri giovane, ora se vecchio!". Migliaia di persone potrebbero smentirmi e avrebbero ragione, ma mi sento un privilegiato per avere vissuto un certo periodo in un certo modo. E il Suo libro mi ha risvegliato ricordi sopiti in qualche angolo della mia mente. Non posso che dirLe dirLe grazie. Maurizio del Greco
Autore: Maurizio del Greco
Lettera per Walter Veltroni. Lettera 153.
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