Lettera per Luciana Littizzetto

Lettera aperta di Virginia Zaffi a Luciana Littizzetto
“Visita a Torino”

9 gennaio 2025,

Buongiorno Luciana Littizzetto,

Carissima Lucianina,

mi presento. Sono Virginia e la seguo tutte le domeniche a “Che Tempo che Fa". Le scrivo perché durante le vacanze natalizie ho avuto l’opportunità di visitare la sua amata Torino e purtroppo sono venuta a conoscenza di fatti spiacevoli che spero lei, che ne illustra così bene le bellezze (vere perle nazionali come la Mole, il Palazzo Reale, il Museo Egizio, per citarne solo alcune, meritano una visita da tutti noi) possa spiegarmi e portare alla luce.

Il primo giorno, dopo aver sorseggiato la tipica merenda sabauda, il "Bicerin" nello storico locale omonimo, passeggio tra le vie che conducono alla maestosa Piazza Castello. Sono le tre del pomeriggio e sui marciapiedi, sporchi e ricolmi di cartacce, già si incontrano ragazzi ubriachi, stranieri che si urlano contro e camminano come zombie, evidentemente fatti, pusher nascosti all’angolo delle vie (in un viale principale). Arrivata in piazza, assaporo le prelibatezze torinesi (da amante del cioccolato non potevo scegliere posto migliore) e, poco oltre Piazza Castello, mi incamminò sotto i portici dominati dalle vetrine dei grandi negozi di lusso. Mi diverto ad ascoltare una banda di quattro africani che, in mezzo alla strada, muniti di tamburi, imbastiscono le danze e tutti noi balliamo felici. Ciò che mi colpisce, tuttavia, è un altro aspetto. Fuori dalle vetrine di questi prestigiosi negozi e nelle gallerie (la Galleria San Federico per esempio) noto una fila interminabile di senzatetto. Italiani e stranieri, muniti dei loro fagottini ricolmi di coperte per proteggersi dal freddo, distesi su materassi ormai consunti, accompagnati talvolta dagli unici amici che sono loro rimasti; gli amici a quattro zampe. Una scena raccapricciante e straziante.

Eppure, non mi do per persa e la sera prenoto in un ristorante locale che sorge a pochi minuti dal mio alloggio (la Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, che mette a disposizioni il servizio bed and breakfast all’interno del complesso). Sono in compagnia di miei parenti, siamo in cinque. Sono le sette e mezza di sera, camminiamo pochi minuti lungo il viale Regina Margherita (povera Regina, se vedesse come è ridotto ora il viale a lei intitolato credo che si rivolterebbe nella tomba). Schiviamo vetri rotti, siringhe, urina, bottiglie, sacchetti. Giungiamo alla piazza del mercato, che dopo il tramonto si trasforma; non più bancarelle, ma alloggi ambulanti (carretti) di gente che trascorrerà lì la notte. Pusher, ubriachi, litigi; in mezzo alla piazza non si può transitare. Al ristorante la situazione ci viene spiegata da un giovane e cortese cameriere, il quale ci consiglia un percorso alternativo al fine di evitare altre scene ripugnanti. Gli stessi individui, questi volti spenti e distaccati, li ritroviamo anche in autobus il giorno successivo quando, mossi dalla voglia di assaggiare il famoso croissant cubico, optiamo per i mezzi di trasporto per evitare certe strade. Finalmente mangiamo il croissant cubico. Sa dove? Non nel locale; uno cameriere ci invita ad uscire, una volta ritirati i croissant prenotati due giorni prima, in quanto gli altri clienti, parole sue, si “ingelosiscono se vi vedono mangiare i croissant” e non ci sono più tavoli disponibili. E allora, elegantemente, ce ne andiamo dalla famosa farmacia dove giuriamo di non mettere piede mai più, gustiamo il famoso croissant e ci beviamo un buonissimo caffè nel bar di fronte, dove addirittura ci vengono regalati dei gianduiotti.

Arriva il momento da me più atteso, la visita al Museo Egizio. Dinanzi a noi si aprono le porte dell’Antichità; la collezione che vanta il museo è all’altezza, se non superiore, perfino di quella del British Museum. Seguiamo il percorso dalle origini fino alla decadenza di questa meravigliosa civiltà e ogni piano stimola in noi quesiti e pensieri, come la questione etica, sollevata da molteplici egittologi, circa la correttezza di esporre ai nostri occhi e di mettere a disposizione di ricercatori dei “morti”.

Quando sono giunta a Torino, prenotando casualmente un alloggio presso la stupenda Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, non sapevo che essere protetti dalle mura del complesso e avere sempre a disposizione la reception fosse l’unica maniera di sentirmi libera e protetta. Eppure lo è stata (l’ultima spiaggia è forse andare a dividere il sarcofago con qualche mummia?). Al di là di questa serie di sgraditi eventi, mi ha davvero rattristato assistere al degrado di questa città che, ricordiamocelo, è stata la nostra prima Capitale e ha dimostrato la sua magnificenza e potenza nel corso della storia. Ringrazio i piccoli gesti di gentilezza che ho trovato nella gente del luogo, ma mi chiedo come tutto ciò sia possibile e come mai, di fianco a maestosi monumenti, vedevo solo degrado e povertà. Spero di non averla annoiata con la mia letterina e le auguro buon lavoro, auspicando che anche lei, nel suo piccolo, come ognuno di noi del resto, possa migliorare le cose.

Con affetto,

Virginia Zaffi

Autore: Virginia Zaffi

Lettera per Luciana Littizzetto. Lettera 417.

3 commenti su questa lettera a Luciana Littizzetto
  1. Quindi, dulcis in fundo..la tipa dovrebbe scrivere le sue stupide letterine che fanno "cagarissimo" ai responsabili dello scempio di Torino e non ai nostri militari, alle nostre onorevoli forze armate..come mai non ne scrive neanche una?? Forse non deve toccare il non toccabile???

    C'era 1 anno, da Remo
  2. Esatto,gradirei facesse una letterina anche sul degrado cui versa la sua città

    C'era 1 anno, da Virgi
  3. Non la scrivera' mai..nel caso a Torino vincesse il centro destra allora ne scriverebbe una al giorno! Chiaro noo??

    C'era 1 anno, da Remo


HTML autorizzato: <b> <i> <a> :-) ;-) :-( :-| :-o :-S 8-) :-x :-/ :-p XD :D



Celebrità > L > Luciana Littizzetto > Lettera 417 > scrivere